Una storiella che ancora oggi insegna

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C’è una storiella che sta girando sul web e che sembra ricalcare alla perfezione la condizione che stiamo vivendo oggi. Segno evidente di come la storia dell’umanità si ripeta sempre uguale a se stessa perché le generazioni non sono capaci di imparare dalla storia.

BREVE STORIA DI UN MULO CHE CREDETTE ALL’ UOMO
Un giorno, un mulo se ne stava felice e solitario a brucare erba su un pianoro.
Arrivò un uomo e gli parlò: “Mulo, ma cosa fai qui, tutto solo, non sai che hanno avvistato branchi di lupi famelici a nord?”
“Sto mangiando. Non so nulla di questa storia” rispose il mulo.
“È tutto vero! Sei in pericolo.
Perché non vieni con me, ho una casa grande, e fuori ci sono dei recinti di legno che possono bloccare qualsiasi lupo.
D’inverno ho anche casette calde, piene di paglia. Ci sono altri muli come te.
E poi, perché dovresti limitarti a stare a testa china a mordere questa erbetta? Sempre lì, a casa mia, dove ci sono i recinti, ho mangiatoie piene dove non dovresti neppure chinarti di pochi centimetri, perché sono all’altezza della tua bocca. Lo faccio per il tuo bene”.
Il mulo si lasciò convincere e seguì l’uomo.
Una volta arrivati in quella terra promessa, che altro non era che una fattoria, l’animale venne fatto entrare in uno stazzo.
Era tutto vero, nessun lupo poteva entrare, le mangiatoie erano piene e c’erano altri simili a lui.
Il mulo iniziò a guardarsi intorno e vide che gli altri muli avevano degli strani pezzi di ferro sotto gli zoccoli.
“Servono per non farti scivolare e per proteggere gli zoccoli” disse un mulo, vedendolo incuriosito.
“Interessante, quell’uomo è proprio buono”.
Cosa sono quegli strani oggetti riposti dietro le staccionate?”
“Servono per farci stare meglio mentre facciamo esercizio fisico che ci mantiene in salute”.
“Ah, quell’uomo deve essere proprio buono davvero, allora!” mentre così diceva, un altro mulo, molto anziano, coperto di fango, lo chiamò: “Giovane, vieni qui, devo parlarti! “.
“Cosa c’è, vecchio mulo?”
“Non dargli ascolto, loro non vedono più la realtà. Sono convinti che tutto serva per proteggerli e farli stare bene”.
“E non è così?”
“No! Eravamo tutti liberi, un tempo.
Quell’uomo ci convinse che c’era una minaccia, ci propose una soluzione e a noi parve cosa buona e giusta”.
“Ma lo steccato ci protegge davvero dai lupi!”
“Lo steccato serve a non farti uscire. Sei prigioniero!”
“Ma c’è cibo in quantità, quell’uomo ce lo dà senza nulla chiedere!”
“Quell’uomo ce lo dà perché senza non ce la faremmo a lavorare per lui!”
“Lavorare?”
“Sì, proprio con quelle cose che ti sei messo a guardare!”
“Gli oggetti per l’allenamento?”
“Capestro, morso, briglie, groppiera, tirella pettorale… così le chiama l’uomo, e non sono per farci fare allenamento, ma per farci lavorare la terra e portare legna sulla groppa!”
“Mio Dio, ma questo è un inferno! Ma perché nessuno reagisce?”
“Perché ognuno di quei muli non ha creduto a quello che io ti ho detto, e non ci credetti neanche io quando una volpe me lo disse, anni fa.
Non c’era nessun lupo, e quell’uomo voleva solo schiavizzarci. Ci abituò ad una fatica alla volta, ad un finimento alla volta, ad una privazione alla volta”.
“Ma gli altri muli che non ti credono non vedono che hai ragione nei fatti? Non vedono che sono prigionieri e che fanno gli schiavi?”
“No, sono ancora convinti che ci siano i lupi, che gli steccati li proteggano, che il padrone sia un filantropo che gli dà da mangiare e li rende sani e forti con l’esercizio fisico”.
“Ma come è possibile?”
“Si chiamano credenze, giovane mulo.
Se credi fermamente in qualcosa che pian piano ti è stata fatta passare per verità, non cambierai idea in merito se la tua mente non fa uno sforzo e riconosce di aver sbagliato.
La mente di quei muli deve essere coerente con ciò che ha ritenuto verità. Ammettere di aver sbagliato richiede umiltà e apertura, ma loro hanno una mente chiusa e superba, tante paure, soprattutto di vivere, e così restano felicemente schiavi, pensando che un giorno i lupi spariranno e loro saranno liberi di andar via e tornare qui a mangiare senza chinare il capo ed a fare esercizi per essere belli e forti”.
“Li convincerò che non è così”.
“E perderai tempo, oltre a prendere calci.
Mina la sicurezza di una mente chiusa e l’unica cosa che otterrai sarà la sua condanna.
Ti considererà pazzo, addirittura pericoloso. Preoccupati piuttosto di lasciare questo recinto, prima che le briglie ti segnino la bocca e i pesi ti pieghino la schiena.
Quando lo farai porta anche me. Sono stanco di ricoprirmi di fango”.
“Perché lo fai?”
“Vedi altri muli vecchi, qui? Quel ‘filantropo’ si libera di tutti i muli che non possono più servirlo. Dopo una vita di sacrifici, questa è la ricompensa”. Dopo quelle parole, il mulo selvaggio iniziò a ragliare disperato.
“È inutile che ragli, per loro non puoi fare più niente; ciò che è utile è sottrarti in silenzio alla terrificante schiavitù mascherata che chiamano impunemente ‘sicurezza’ .
E ricorda sempre, quando sarai libero, che le parole più pericolose per chi libero è nato sono: «Lo faccio per il tuo bene»”.
(A. Frezza)

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