Meglio la guerra col Pd o con la Russia? Draghi sogna la Nato per sfuggire alle richieste di Letta

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Non ci stupirebbe se venissimo a sapere che Mario Draghi aspetta con impazienza la nomina a segretario generale della Nato in sostituzione di Jens Stoltenberg, come qualcuno maligna. Non tanto per aggiungere anche la guida di un’alleanza militare al suo fittissimo curriculum, quanto per sfuggire in maniera elegante a quella gabbia di matti che è diventata il suo governo.

Dopo aver sedato le smanie di Forza Italia e Lega, che chiedevano riforme fiscali iperliberali neanche fossimo nel 1994, e le sbandate filorusse di una parte tutt’altro che insignificante del Movimento 5 Stelle, adesso ci si è messo anche il Pd a complicare la vita del premier. Il finora fedelissimo soldatino Enrico Letta ha infatti avanzato una proposta di sostegno a famiglie e imprese che costerebbe ben 15 miliardi da prelevare, secondo il segretario dem, in buona parte dagli extraprofitti fatti in questi mesi dai colossi del settore energetico grazie alla guerra in Ucraina.

Questa mezza manovra servirebbe a tagliare il cuneo fiscale sostenendo aumentando così il reddito dei lavoratori senza intaccare quelli delle aziende le quali però, ha rincarato il ministro del Lavoro Andrea Orlando, dovrebbero ricevere aiuti dallo Stato solo se si impegnano ad aumentare i salari. Proposta che ieri si era guadagnata una reazione pesantissima sul Sole 24 Ore, che aveva titolato “Le imprese: no al ricatto del ministro” alla quale Orlando aveva replicato lamentando “l’inconsapevolezza di quello che si può produrre nei prossimi mesi: rischiamo la crisi sociale e una caduta della domanda interna che ha poi ricadute di carattere economico”. Va notato che Orlando ha parlato durante l’Agorà del Pd (un modo trendy di chiamare le care vecchie assemblee di partito aperte al pubblico) alla quale hanno partecipato anche i leader di Cgil, Cisl e Uil, a indicare il riformarsi del vecchio blocco sinistra-sindacati.

Non sarà facile per Draghi trovare la quadra tra i contendenti, visto che Confindustria guarda a Super Mario come l’unica àncora di salvezza per il Paese e Orlando è dopotutto un ministro scelto, come tutti, proprio dall’ex presidente della Bce. Per ora Palazzi Chigi ha preferito la strada del silenzio, ma è evidente che la componente sinistra del suo esecutivo ha deciso di non far cadere la polemica, tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza, uno che in questi mesi con Draghi si è inteso benissimo, ha dato manforte al collega twittando “Giusto come non mai lavorare per far crescere i salari”.

Parole cui sono seguite quelle di Letta che, ospite a Porta a Porta, ha spiegato che Confindustria usa un linguaggio “inaccettabile” e ha rilanciato la necessità di bloccare il prezzo di gas e benzina come già fatto da Spagna e Portogallo e ha proposto un assegno ad hoc di 300 euro per le famiglie che non riescono a reggere agli aumenti delle bollette e già che ci siamo pure il dimezzamento del costo dei biglietti del trasporto pubblico locale. Insomma, il Pd intende affrontare la prossima crisi puntando tutto sul lato fiscale e contrattuale, e pazienza se questo costerà qualcosa in termini di crescita per le imprese, che devono già fare i conti con un abnorme aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e dei semilavorati (quando arrivano). Quasi quasi, deve aver pensato Mario, faccio prima a risolvere la crisi ucraina dalla poltrona di capo della Nato.

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