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Shrinkflation, ecco i trucchetti nel carrello e come evitarli

2 minuti di lettura

Di Giulia Longo

Avete fatto la spesa ultimamente? Vi siete accorti che la busta pesa meno? 

Una cosa è certa, se molti notano un aumento delle bollette o dei distributori di benzina, gli effetti dell’inflazione sugli scontrini dei supermercati sembrano scomparire. 

Le ragioni sono collegate: produrre costa di più, energia e gas costano di più, le materie prime costano di più e di conseguenza molte aziende sono in difficoltà. 

Dunque, per combattere l’inflazione galoppante e non dare ai consumatori un senso di impoverimento tale da ostacolare la spesa e i consumi, le aziende stanno adottando una nuova strategia: ridurre le dimensioni e/o il peso dei prodotti per mascherarne il prezzo, che rimane lo stesso, ma in realtà la quantità del prodotto acquistato è inferiore. 

Si tratta quindi di un trucchetto che consente enormi profitti per le aziende produttrici ma che svuota efficacemente i carrelli della spesa e le tasche dei consumatori.

Questo è il fenomeno chiamato “shrinkflation”, un termine inglese che deriva dall’unione del verbo “shrink”, restringere, e “inflation”, inflazione.

Un tipico esempio di “shrinkflation” è il pacchetto di patatine. 

Chi va a fare la spesa troverà gli stessi prezzi di sempre e la stessa confezione che è abituato a comprare, ma con meno patatine e più aria all’interno. 

In genere questo cambiamento riguarda circa 5 o 10 patatine in totale, un numero che può sembrare piccolo su una singola unità, ma che ha un impatto significativo se moltiplicato sui volumi di produzione delle più grandi aziende del settore. 

Lo “shrinkflation” è un escamotage quasi impercettibile, ma varia e si moltiplica di prodotto in prodotto. Ad esempio se si vuole accompagnare una bevanda alle patatine, il rischio è di trovarsi davanti una lattina apparentemente identica ma in realtà leggermente ridimensionata nel diametro o nell’altezza rispetto alla solita.

Ma la stessa strategia avviene anche per il confezionamento del caffè o della pasta. 

Negli Stati Uniti il confezionamento della pasta – prodotta nel Paese con il grano tenero e l’Ucraina è uno dei maggiori produttori mondiali e attualmente scarseggia sul mercato internazionale – rimane lo stesso per via del prezzo, ma il peso netto all’interno è ridotto. 

Quindi, il generale aumento dell’inflazione causato dall’aumento dei prezzi del grano, dovuto all’invasione russa dell’Ucraina, ha portato anche a una diffusione dello “shrinkflation” in Italia.

Il Codacons fa notare che, secondo una recente indagine Istat, i casi registrati in mercati, rivendite e super-mercati italiani sono stati almeno 7.306: « I picchi si registrano nel settore merceologico di zuccheri, dolciumi, confetture, cioccolato, miele (in 613 casi diminuzione della quantità e aumento del prezzo) e in quello del pane e dei cereali (788 casi in cui, però, si è riscontrata solo una riduzione delle confezioni). Bibite, succhi di frutta, latte, formaggi, creme, lozioni sono le altre categorie di prodotti a cui è bene prestare particolare attenzione ».

A noi interessa invece capire come difendersi dall’inflazione nascosta

Ci sono vari modi.

Il primo è familiarizzare con il peso o le quantità.

I consumatori dovrebbero prestare attenzione non solo al prezzo, ma anche al peso netto, altrimenti il rischio è di non essere a conoscenza delle possibili modifiche che i prodotti potrebbero subire.

Un altro modo è la conoscenza di marche alternative, vendute nei discount, che offrono prodotti simili a prezzi più convenienti. 

Ma esiste un’opzione migliore e da preferire poiché considera non solo gli aumenti nascosti dei prezzi, ma anche il peso economico e l’impatto ambientale, ovvero evitare il più possibile gli acquisti di cibo confezionato e tornare allo sfuso, o, come già accaduto durante il lockdown, alla produzione “home made”.

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