I mostri abitano tra noi. Ma non è facile riconoscerli, perché si tratta di gente “normale”, che compie delitti atroci. E inspiegabili.
Chissà che cosa sarà saltato in testa, l’altra sera, a Giovanni Maja, 57 anni, architetto, abitante nella ricca provincia di Varese. Una vita tranquilla, tutta lavoro e famiglia. La foto, pubblicata sui giornali, ce lo rappresenta con il papillon, sorridente e (apparentemente) sereno, quanto di più mansueto e inoffensivo si possa immaginare. Invece…
Invece questo signore ha preso un cacciavite e lo ha piantato, con un martello, nel cranio della moglie, assopita sul divano del salotto. Poi è salito nella camera dove dormiva la figlia 16enne e ha compiuto la stessa, agghiacciante operazione. Identica cosa ha fatto con il figlio 23enne, che però si è salvato: è in fin di vita, rischia di rimanere paralizzato, ma è sfuggito alla morte, per il momento. Il padre assassino ha poi rivolto contro di sé un coltello, ma si è solo ferito. È quindi andato in balcone, da dove ha gridato: «Finalmente ci sono riuscito».
Vatti a immaginare che uno stimato professionista covasse tanto odio verso la propria famiglia. Né si può dire che in casa ci fossero gravi contrasti. Maja pretendeva da tutti i suoi familiari continui atti di gratitudine. Questa pretesa è diventata paranoia. E lo ha spinto al delitto.
Cosa accada nella mente di una persona che a un certo punto della sua vita diviene un killer è sempre un mistero. È la banalità del male, che in questi casi si esprime nella banalità del movente. Il problema di questa banalità è che si ripete sempre più spesso nella vita italiana. Pochi giorni prima del delitto compiuto dall’architetto Maja, a Treviglio, in provincia di Bergamo, una donna di 71 anni ha scaricato il revolver sui vicini di casa, marito e moglie, sessantenni. Lui è morto, lei s’è salvata per un soffio.
Una donna di quell’età che possiede una pistola e va al poligono di tiro? Già questo è un fatto inconsueto. Ma ancora più inconsueto è il movente del delitto. La 71enne accusava i vicini di casa di farle scherzi col citofono, di notte. In realtà la telecamera ha ripreso proprio lei, in una occasione, a fare un simile scherzo. Verrebbe da ridere, se non ci fosse di mezzo il sangue, a pensare che tra una settantenne e due sessantenni è guerra dei citofoni.
I mostri banali non sanno neanche gestire le loro emozioni. Come nell’omicidio di Frosinone, accaduto anch’esso in questi giorni: un 38enne ha ucciso la ex fidanzata, 36enne, con 15 coltellate e poi è andato di notte alla spiaggia di Sabaudia, con l’intenzione di annegarsi. I carabinieri lo hanno trovato che si aggirava nudo in riva al mare, con segni di percosse sul corpo, probabilmente autoinflitte, come a punirsi.
Ecco com’è la gente “normale” che uccide: fragile, confusa, maldestra. Persone mai cresciute, eterni bambini prigionieri dei propri fantasmi, che a un certo punto scelgono il crimine. Sono questi i delitti diffusi tra la nuova specie di italiani che vive il nostro tempo. Delitti inspiegabili, stupidi. E feroci.
Di questa Italia dolorosa ci rimangono i sorrisi innocenti delle vittime, spesso immortalate in foto insieme con i loro killer. Sorrisi di vite normali, travolte da una marea montante di banalità assassina.



