Elon Musk vuole ridarci la libertà di espressione (e farci soldi sopra)

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Il personaggio da noi viene preso poco sul serio perché veniamo distratti dal suo lato eccentrico e dalle sue imprese più strambe (l’invio di un’auto nello spazio, la fondazione di una società che vorrebbe produrre case usando mattoni simili ai Lego e via elencando) ma Elon Musk è un genio, forse il più visionario – e concreto – uomo d’affari del primo quarto di XXI secolo.

Lo dimostra la fondazione ad appena trent’anni di PayPal, che ha rivoluzionato il modo di fare acquisti online, e la creazione di Tesla, una compagnia che sembrava producesse auto giocattolo per milionari pseudo ambientalisti e ora ha in pratica costretto l’intera industria automobilistica a passare alla propulsione elettrica abbandonato i motori a combustione dopo 120 anni di onorata carriera.

Sarà bene quindi non prendere come un capriccio da miliardario la decisione di comprare, per 44 miliardi di dollari (ma forse il prezzo scenderà ora che ha deciso di ritardare l’acquisto per verificare quanti sono gli account fake sul social), Twitter, il più “elitario” dei social media.

Utilizzato da appena 436 milioni di utenti (contro i 2,9 miliardi di Facebook, il miliardo e mezzo di Instagram  e il miliardo del nuovissimo TikTok) e tuttora basato su una comunicazione che privilegia la forma scritta a quella visuale, sulle prime non sembrerebbe proprio un grande affare. Ma è proprio per questo che l’interessamento di Musk dovrebbe far drizzare le antenne. Tutte le sue imprese, anche quelle all’apparenza più strampalate, avevano come obiettivo finale dei bilanci ampiamente in positivo. E quindi se Musk ha deciso di investire nell’acquisto 44 miliardi di dollari è sicuro che intende guadagnarne molti di più.

È per questo che non si è limitato a comprare una quota dell’azienda ma si è preoccupato di prenderne il controllo. Il New York Times ha già anticipato alcune delle innovazioni che Musk intende imporre alla piattaforma (aumento del numero degli utenti premium a pagamento, diminuzione delle entrate basate sulla pubblicità, possibilità di modificare i tweet dopo che sono stati pubblicati), ma quella che promette di essere davvero clamorosa, nell’America woke della censura preventiva e del politicamente corretto a una sola direzione, è la promessa di eliminare il sistema di controllo dei contenuti pubblicati, che oggi lascia agli amministratori del social il potere di censurare i contenuti ritenuti offensivi o non idonei, limitando di fatto la libertà di espressione che negli Stati Uniti è (o forse dovremmo dire era) sacra. Musk ha tenuto a precisare che quando ne avrà preso il controllo Donald Trump, che era stato bannato dopo l’assalto a Capitol Hill, sarà di nuovo il benvenuto su Twitter. Secondo Musk la decisione di escludere l’ex presidente è stata “immorale e totalmente stupida”, e ha avuto come unico risultato l’allontanamento di una parte degli utenti che non seguono la retorica liberal di sinistra. D’altra parte Musk ha più volte espresso il desiderio che Twitter rispetti le leggi dei paesi in cui la piattaforma opera, senza aggiungere alcuna censura ulteriore.

In pratica, dopo aver rivoluzionato il sistema dei pagamenti e quello dei trasporti, Musk ha deciso di intervenire sulla delicatissima questione della libertà di manifestare il proprio pensiero, con tutta l’intenzione, nel promuoverla, di guadagnarci qualche miliardo.

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