Altro che falchi e colombe, in Europa comanda l’avvoltoio Lindner

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Nella lotta tra falchi e colombe per il dominio sulla politica economica europea un avvoltoio si aggira sui cieli del vecchio continente. Parliamo di Christian Wolfgang Lindner, liberale e “frugalissimo” (con i soldi degli altri) ministro delle Finanze tedesco che in occasione dell’incontro di oggi con i suoi omologhi del G7 ha ribadito le sue risposte a chi gli chiedeva qualche concessione ai paesi più indebitati in difficoltà per la crisi causata dal conflitto in Ucraina: Nein, nein e nein.
Prima ha pronunciato un laconico “La Germania respinge l’opzione di un Next Generation EU 2” a chi gli parlava della possibilità di continuare a sostenere le economie con finanziamenti pubblici condivisi. A suo parere il programma era da considerarsi “Una tantum”, e pazienza se le conseguenze economiche della guerra promettono di essere persino peggiori di quelle causate dal Covid, che incoraggiarono Bruxelles a lanciare il piano di spesa condivisa.
Poi si è detto contrario a qualunque revisione dell’ormai sorpassatissimo Patto di stabilità, assicurando che dai dati “Non emergerà la necessità di una proroga della sospensione delle regole di bilancio nel 2023”. Bontà sua, ha ricordato di non essere – almeno formalmente – il ministro delle Finanze di tutta Europa e ha aggiunto che “in ogni caso questa è una decisione della Commissione europea”.
Infine ha ricordato che è inammissibile chiedere un ulteriore ritardo nel rialzo dei tassi d’interesse della Bce (non ci risulta che Lindner abbia alcun ruolo presso la banca centrale, ma a quanto pare questo non gli impedisce di spiegare a Francoforte quello che deve fare). A suo parere bisogna operare quanti più rialzi possibile nel breve periodo: “I tassi aumenteranno – ha assicurato – e più aumenti seguiranno al primo e questo è importante”. In altre parole, poiché l’inflazione non può essere combattuta solamente con la politica di bilancio, in carico ai governi, anche la Lagarde deve fare la sua parte. Sapendo bene che qualcuno potrebbe fargli notare che la Presidente della Bce deve decidere in autonomia e non su imbeccata di un ministro, Lindner ha già la risposta pronta: certo, “Le banche centrali sono indipendenti – ha spiegato – ma hanno anche molta responsabilità in tempi come questi”. A quanto pare, tra le responsabilità in questione è compreso l’obbligo di prendere ordini dai politici tedeschi, ignorando gli altri.
A rendere il tutto più spiacevole ha poi provveduto una chiosa con la quale, raccomandando la necessità di “rafforzare la crescita” (la crescita! meno male che ce lo ha ricordato lei, ministro!) ha bocciato le politiche di bilancio espansive bollandole come un “inventare le cose con soldi pubblici”, riferendosi chiaramente alle molte opere e investimenti che sono state rese possibili dal Next Generation EU, sui quali fondi si basa il nostro Pnrr.
Ascoltando parole così aggressive si comprendono meglio le ragioni della strigliata che Draghi ha riservato ieri ai membri della sua maggioranza: mentre noi discutiamo e litighiamo su ogni minimo capitolo di spesa, rischiando seriamente di sprecare i fondi resi disponibili dalla Ue, in Europa c’è chi sta lavorando attivamente per toglierci i fondi futuri. Sarà bene quindi non sprecare quelli già ottenuti, perché il tempo dei finanziamenti facili e del debito pubblico coperto dalla Bce stanno per finire. Parola di avvoltoio.

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