In Europa c’è la guerra, ma a Bruxelles pensano all’austerità

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Il Covid non ha ancora smesso di mordere, le sanzioni alla Russia hanno fatto schizzare il prezzo dell’energia e fatto sparire il grano dai mercati, la Cina ha fermato i suoi porti per i lockdown e a cosa pensa l’Unione Europea? A fare le pulci sui conti pubblici ai paesi più indebitati.

Siamo di fronte a una crisi mondiale di portata mai vista, complicata da moltissime cause purtroppo non sempre collegate tra loro, e tutto ciò che la leadership del vecchio continente riesce a esprimere in questo momento delicatissimo sono le raccomandazioni ai paesi membri di limitare la spesa corrente e far quadrare i conti dei bilanci.

Sì, perché a differenza di quanto raccontato su quasi tutti i giornali e le televisioni, nelle sue ultime raccomandazioni la Commissione Europea non ha affatto deciso di di sospendere il Patto di Stabilità, ma ha solo prorogato l’attivazione della clausola di salvaguardia per tutto il 2023. Insomma, per ora niente sanzioni, ma i paesi con un rapporto deficit/Pil sfavorevole sono da considerarsi già oggi osservati speciali. A dirlo è stato lo stesso vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, che in un’intervista alla Stampa ha spiegato di voler mandare “un messaggio chiaro agli Stati sulla necessità di tornare a politiche di bilancio prudenti”, ricordando che “resta la possibilità di aprire procedure per disavanzo eccessivo”.

Insomma, i diktat per l’Italia ci sono eccome; nello specifico il nostro Paese non potrà superare nella sua spesa pubblica corrente il valore della crescita potenziale, che secondo i calcoli della stessa Ue è inchiodata a un misero 0,4%. Lo spazio di manovra per finanziare i disagi portati dal conflitto ucraino (aumento dei prezzi, calo della produzione, cassa integrazione e via elencando) è risicatissimo.

Le dichiarazioni della Commissioni sono arrivate ieri quasi in contemporanea con un altro annuncio shock, quello col quale Christine Lagarde ha annunciato che la banca centrale europea alzerà i tassi d’interesse già a luglio, senza aspettare la pubblicazione delle previsioni economiche di giugno, le prime in grado di calcolare le conseguenze della guerra sulle economie dell’eurozona. Un uno-due nel nome dell’austerità che rischia di mandare a terra l’Italia e che ha come unico mandante la Germania, tornata a dettare legge in Europa dopo qualche mese di “vuoto” dovuto al cambio della guardia tra Merkel e Scholz.

Il nuovo cancelliere ha incaricato il ministro delle Finanze Christian Lindner di fare il poliziotto cattivo in tutti i vertici ai quali la Germania partecipa, diffondendo di nuovo il verbo del rispetto delle regole anche in periodi eccezionali come questo. Lindner ha già annunciato all’eurogruppo che entro il 2023 la Germania tornerà al principio del pareggio di bilancio e si opporrà a qualunque modifica al Patto di stabilità, che così come è stato concepito è del tutto insostenibile per paesi come l’Italia, per la quale rispettarlo significherebbe condannarsi a una recessione perpetua.

Ma forse è proprio questo che la Germania, da sempre rivale dell’Italia nel settore della manifattura, si augura.

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