Le grandi aziende lasciano la Russia, una nuova era di autarchia?

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Google, Paypal, Microsoft, McDonald’s, queste sono solo alcune delle più di 50 aziende occidentali che hanno deciso di abbandonare, definitivamente o temporaneamente, il territorio russo. I cittadini russi si sono trovati così nell’arco di pochi mesi a dover rivoluzionare i loro stili di vita, non potendo più acquistare abiti firmati da Prada o mobili da Ikea, e essendo costretti ad abbandonare il fast food americano e i telefoni sudcoreani, senza considerare il contraccolpo occupazionale di questo abbandono totale. Molti si chiedono quindi, ma come fanno i russi ora senza tutte queste fondamentali aziende internazionali? Il piano economico russo appare strettamente autarchico, con un occhio di riguardo speciale per le aziende cinesi e gli altri alleati come la Siria, la Corea del Nord. Putin ha mantenuto l’appoggio interno anche grazie alla preparazione del Paese per sostituire immediatamente google con Yandex, costringendo addirittura l’azienda californiana al fallimento nel territorio russo. Si inizia quindi a chiarire come i cittadini russi non siano effettivamente tagliati da ogni forma di comunicazione, ma vivano in una bolla, all’interno della quale è stato introdotto dal 2006 anche il primo social network completamente russo: VKontakte. L’ultimo sostituto in ordine temporale sarà Zio Vanja, un nuovo marchio registrato ufficialmente poco più di due mesi fa, che riprenderà i colori dello storico fast food americano sostituendo la M con una V nel logo (corrispondente a una B nell’alfabeto cirillico).

In pochi mesi quindi, le alte cariche della politica russa sono state costrette a rivoluzionare totalmente il mercato interno, trovando costantemente sostituti autoctoni alle aziende occidentali. Per evitare, però, un abbandono in blocco dei grandi marchi ancora aperti la Duma sta considerando di varare una nuova legge che consentirà alla Russia di amministrare attraverso un soggetto terzo le aziende che hanno almeno ¼ delle loro azioni in mano ad alleati ucraini. Immediatamente è arrivata la risposta di numerosi presidenti delle federazioni industriali occidentali, che hanno criticato duramente la volontà russa di nazionalizzare aziende estere.

Con le sanzioni europee e americane che crescono costantemente, la guerra che si sta rivelando molto più dura delle aspettative, la NATO sempre più unita e il popolo russo che inizia a protestare nelle piazze le alte cariche russe sono sotto una pressione estrema: che sia arrivato il momento di concludere un negoziato, accontentandosi delle nuove repubbliche indipendenti e di concentrarsi sullo sviluppo delle aziende nazionali?

di Riccardo Maria Losacco 

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