Ora solo cattiva politica. Colpa del Rosatellum e non solo

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Uno dei più grandi fallimenti di questa legislatura consiste nel non aver cambiato la legge elettorale. Non c’è sorpresa nel momento in cui abbiano partiti persona i cui capi hanno tutto l’interesse a scegliersi i propri parlamentari uno ad uno con il solo criterio della fedeltà. Il Rosatellum risponde a questa esigenza e non verrà modificato con la scusa dell’emergenza energetica, finanziaria, conflittuale tra Russia e Ucraina, alimentare e migratoria.

Se l’affluenza alle urne alle ultime Amministrative è stata in ulteriore calo, una domanda i partiti se la dovrebbero porre al di là della vittoria e della sconfitta a metà, visto che quasi il 50% degli elettori va al mare in tutte le stagioni.

Forse sarà un problema di classi dirigenti?

Per non parlare del flop clamoroso dei referendum sulla Giustizia dove gli italiani si sono espressi in modo chiaro: per fare riforme complesse come per la Giustizia esiste il Parlamento frutto della nostra democrazia rappresentativa. Lì dovrebbero esserci le competenze per migliorare la Giustizia e più in generale la vita dei cittadini. Tuttavia la cattiva politica vorrebbe delegare al popolo scelte e responsabilità che dovrebbe assumersi in prima persona.

Su questa scia quale novità potrebbe apparire all’orizzonte se non aggregazioni elettorali pronte a disgregarsi in gruppi parlamentari di diversa natura subito dopo le elezioni?

Una maggioranza sul modello Ursula è la più probabile perché il CDX ha mancato appuntamenti importanti quando il consenso era altissimo.

Nel luglio 2019 la Lega di Salvini raggiungeva nei sondaggi il 39% di consensi. In quell’occasione, invece di iniziare il disastro del Papeete e inanellare una serie infinita di errori, la Lega avrebbe dovuto aprire a tutte le destre democratiche attraverso un congresso e regalare al popolo del CDX un partito degli italiani plurale a vocazione maggioritaria.

Invece il Capitano ha iniziato ad imbarcare solo pezzi di ceto politico, per lo più discutibili, nel centro sud Italia e il processo della Lega nazionale si è arenata alle prime difficoltà.

L’errore strategico non solo ha portato al fallimento di allargare e strutturare il partito su tutta la penisola, isole comprese, ma ha prodotto il risultato di una perdita evidente di identità sui temi cari alla Lega storica.

Salvini è rimasto in mezzo al fiume impantanato mentre vede la Meloni superarlo anche nelle regioni del nord.

Il Capitano ha avuto il merito di portare la Lega dal 4% al 39% ma il demerito di aver perso 25 punti percentuali di consenso in pochi mesi e la propria identità. Giorgia Meloni sta facendo lo stesso errore. E’ più impegnata ad ottenere voti per sottrazione alla Lega che a lavorare sulla classe dirigente in una posizione privilegiata che è l’opposizione.

I suoi toni e le sue politiche spesso irrealizzabili (blocco navale) gli aprono la strada verso un consenso più largo ma solo nel recinto del CDX, e nelle elezioni politiche gli italiani saranno molto attenti perché hanno sempre qualcosa da perdere.

Quando si parla di coerenza e di valori e ritroviamo certi personaggi alla Cuffaro e alla Dell’Utri nelle retrovie, non è in discussione il loro diritto di opinione ma il fatto che la politica, e quindi i partiti, non hanno gli anticorpi per affermare con decisione che per questi personaggi condannati in via definitiva per reati mafiosi non vi è alcuna possibilità di cittadinanza e nessun ascolto da offrire.

La politica non riesce a riformarsi e a migliorare, se non emerge la buona politica si evidenzia quella cattiva ed è quello che sta accadendo in queste ore; e purtroppo è quello che accadrà nei prossimi mesi.

di Amedeo Giustini

 

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