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Morte misteriosa di un brocker: incidente o istigazione al suicidio?

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Ogni estate ha il suo giallo che si rispetti. E quello che ha per protagonista il brocker Massimo Bochicchio, 56 anni, odora di soldi e di truffe.

Innanzi tutto i fatti. Nella tarda mattinata di domenica 19 giugno Bochicchio era alla guida della sua motocicletta, una Bmw. Tornava a casa da un controllo medico. Il brocker era agli arresti domiciliari e aveva due ore di permesso per curare la grave forma di diabete di cui era affetto.

Era sulla Salaria, all’altezza dell’aeroporto dell’Urbe, quando all’improvviso la sua moto è uscita di strada e si è schiantata contro un muro. L’impatto è stato tremendo. Il veicolo è esploso e il motociclista è morto carbonizzato.

Ma chi era Bochicchio? Un personaggio dal quale era bene tenersi alla larga, soprattutto se si era ricchi e famosi. Soprannominato il “truffatore dei vip” (o anche il “Madoff dell’Aniene”), era specializzato nel raggiro degli appartenenti al mondo del calcio. Tra le sue vittime troviamo personaggi come Antonio Conte, Marcello Lippi, Stephan El Shaarawy, i quali gli avevano affidato i loro soldi,  confidando in buoni investimenti in Borsa. Manco a dirlo, quei soldi non li avevano più rivisti. Il brocker si vantava di aver movimentato addirittura 1 miliardo e 800 milioni di euro spostando investimenti tra Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi.

Insomma, un soggetto che si dava le arie da brocker globale e che poteva trarre in inganno anche persone smaliziate. Del resto, il mondo della finanza speculativa è popolato da soggetti assai poco raccomandabili, gente capace di giocare in grande e, al cui confronto, Bochicchio poteva apparire niente più che un rubagalline.

La dinamica dell’incidente non è ancora chiara. Secondo alcune testimonianze, l’incendio della moto è avvenuto con l’impatto contro il muro. Secondo altre, il fuoco si sarebbe invece sprigionato dalla Bmw poco prima dello schianto. Il corpo del brocker non è stato riconosciuto neanche dal fratello, perché completamente carbonizzato. Tale circostanza ha fatto nascere il sospetto che il cadavere potesse appartenere a qualcun altro. Sarà quindi necessaria la prova del Dna per fugare ogni dubbio.

Altra circostanza su cui riflettere è il fatto che, il giorno successivo all’incidente, Bochicchio sarebbe dovuto comparire in un’udienza del processo che lo vedeva imputato per truffa. Invece il giorno prima quel sinistro mortale. Singolare no?

A certificare che ci troviamo davanti a un giallo è la Procura, che ha avviato un’indagine per istigazione al suicidio.

Certo è che Bochicchio s’è portato dietro i suoi misteri. Non senza però aver compiuto l’ultimo bluff. Aveva promesso che avrebbe restituito ai truffati «fino al  90% di quanto versato». Invece l’avvocato di molte delle vittime ha scoperto che nella società preposta al risarcimento non ci sarebbero i fondi sufficienti.

E così, con la morte di Bochicchio, la vicenda delle truffe ai vip si chiude in  modo davvero… tombale.

 

 

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