Cosa accade se Putin ci chiude i rubinetti del gas?

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“L’Europa si deve preparare all’eventualità che la Russia tagli completamente le forniture di gas, perché Vladimir Putin continua ad usare l’energia come un’arma”. Stavolta a dirlo non è uno dei tanti giornalisti o politici che fanno a gara a spararla più grossa, ma la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che di fatto annuncia come altamente probabile uno scenario finora considerato remoto.

Ma cosa potrà accadere in caso di stop delle forniture?

Scrive l’Adnkronos: “Prima di tutto, si sommano le esigenze nazionali in un problema generalizzato a livello europeo e la corsa all’approvvigionamento da canali e fonti alternative rischia di diventare una competizione dura tra gli stessi Stati membri. Si parte da posizioni diverse. Ci sono Paesi, come Germania e Italia, molto più dipendenti dalla Russia di altri e tutti i piani nazionali, finora tarati su quote residue ma consistenti di gas russi, andrebbero rivisti. L’effetto più immediato potrebbe essere la necessità di ridurre drasticamente i consumi, anche con misure di razionamento. Il fattore chiave resta il tempo. Se Putin decidesse di chiudere i rubinetti subito, la corsa andrebbe fatta accelerando il riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno. E se le forniture si azzerassero sarebbe necessario incrementare in maniera proporzionale altre importazioni, produzione nazionale e taglio dei consumi”. Uno scenario insomma a tinte nere, con l’eventualità sempre più concreta di dover ricorrere a razionamenti e riduzioni dei consumi. Il che tradotto vuol dire dover stare al freddo in inverno. 

Von der Leyen spiega: “Dobbiamo assicurarci che, in caso di forti difficoltà, il gas fluisca verso i luoghi in cui serve maggiormente. Dobbiamo fornire solidarietà europea. E dobbiamo proteggere il mercato unico e le catene del valore dell’industria”.

Solidarietà europea, bella parola sentita ripetere già varie volte, come ad esempio sul tema dei migranti, salvo poi lasciare l’intero peso sull’Italia. Per il momento la richiesta di fissare un tetto al prezzo del gas avanzata dal premier Draghi è rimasta lettera morta e probabilmente, in caso di blocco totale delle forniture, diventerà anche inutile visto che sarà fondamentale trovare alternative alla dipendenza energetica russa.

A questo punto una domanda sorge spontanea. Ma le sanzioni contro Mosca non dovevano affossare l’economia russa? Non si era detto che le conseguenze per l’Europa sarebbero state ridotte? Che il taglio delle forniture non sarebbe stato un problema? Ora niente meno si parla di piani di emergenza da realizzare in tutta fretta perché la situazione potrebbe scoppiare da un momento all’altro. “La Commissione sta lavorando a un piano di emergenza: presenteremo questo piano e gli strumenti necessari entro la metà di luglio – ha spiegato la presidente – Gli Stati membri hanno i rispettivi piani nazionali di emergenza già in vigore. Questo è positivo, ma servono un coordinamento europeo e azione comune”.

E quelli che già da mesi denunciavano come le sanzioni si sarebbero ripercosse su noi stessi non erano dei pericolosi filo-putiniani? E infine: ma vale davvero la pena di “morire per Zelensky”?

 

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