Roma brucia e la “monnézza” dilaga? Ecco a voi la vetrina d’Italia

mercoledì, 13 Luglio 2022
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Roma Capitale? Sì, ma dei paradossi italiani. Quello che avviene in questi giorni nella Città Eterna non ha in fondo nulla di eccezionale: è lo specchio fedele di un Paese alla deriva. Un Paese che soffoca per i suoi mali mai curati e per l’invincibile coazione a ripetere gli stessi errori.

Il Paese soffoca nei debiti, come Roma soffoca nella “monnézza” e nel fumo prodotto dai roghi negli sfasciacarrozze del quadrante Est della città, incendi appiccati con ogni probabilità dalla criminalità organizzata. E sì perché la “monnézza” attira da sempre mafie, malfattori e malandrini vari. Il sospetto di molti è che i fuochi divampino proprio mentre si parla di termovalorizzatore nella Capitale. Come a dire: nel business che si profila intendono entrare anche boss e sotto-boss. E lanciano segnali… incendiari.

Un sincronismo perfetto. Come nel misterioso incendio nella mega-discarica di Malagrotta, che ha causato l’ennesima emergenza rifiuti e prodotto per qualche tempo una ancor più misteriosa malattia tra centinaia di operatori dell’Ama (l’azienda per lo smaltimento rifiuti di Roma) che hanno marcato visita. Per poi guarire misteriosamente, tutti insieme, in una notte. E poi dicono che i miracoli non esistono.

Ma di che si lamentano in definitiva i cittadini romani? Quello che sta capitando loro non è che ordinaria tristezza “italiana”. Se i cittadini di Roma Est rischiano la diossina, che dovrebbero dire allora gli abitanti della zona tra Napoli e Caserta, dove il suolo è avvelenato dai rifiuti altamente tossici interrati dalla Camorra?

Mali italiani, mali romani. Se l’Italia è indebitata, Roma è già da molto tempo sprofondata nei “buffi” (come in romanesco si definiscono i debiti). Del resto, come si fa a mantenere la grande armata dei dipendenti comunali? Sono la bellezza di 48.000, quanto una piccola città italiana. E non consideriamo lo sterminato esercito dei lavoratori nei servizi in subappalto. Una massa cresciuta, consigliatura dopo consigliatura, nella corsa alle prebende comunali.

Stile italiano, tremendamente italiano. Come l’abitudine a rimandare i problemi, invece di affrontarli e risolverli. Non è tanto un fatto di indolenza, quanto di cronica incapacità dei decisori a decidere, stretti come sono tra clientele, lobby di potere, gruppi di pressione ideologica.

Perché, alla fine, sono proprio questi campioni del particolarismo che i romani devono ringraziare per la “monnézza” dilagante e i fuochi degli sfasciacarrozze. Ideologismo e ottusità burocratica non hanno permesso che si risolvesse il problema dello smaltimento dei rifiuti nella Capitale al tempo della sindaca Raggi, la quale puntò alla raccolta differenziata invece di pensare al termovalorizzatore, che era, quest’ultima, una soluzione efficace, ma poco ecologicamente corretta.  E il suo contributo al pasticcio lo diede anche Nicola Zingaretti, che da presidente della Regione Lazio diede ragione alla sindaca Virginia, approvando un piano che non prevedeva l’impianto di incenerimento dei rifiuti. Gli ecologisti vanno accontentati, perché costituiscono un bacino di voti di sinistra. O no?

La raccolta differenziata è stata un totale fallimento. In compenso gli ecologisti-animalisti hanno avuto la loro soddisfazione, visto che intorno ai cumuli di immondizia banchettano intere famiglie di cinghiali. Oggi Zingaretti tace, perché il sindaco di Roma Roberto Gualtieri lo ha di fatto sconfessato, puntando con decisione sul termovalorizzatore. Una divergenza in casa Pd, che dimostra la poca lucidità della  classe dirigente politica romana.

Ora Gualtieri e tutta la nomenklatura politica di Roma aspettano la legge costituzionale che concede poteri speciali, anche di autonomia normativa, alla Capitale. L’attendono come gli apprendisti stregoni attendono la bacchetta magica. Ma sappiamo già come andrà a finire: i poteri speciali serviranno solo a spremere ulteriormente i contribuenti romani, che pagano già le tasse locali più alte d’Italia, per ritrovarsi poi la “monnézza” per le strade e gli autobus che ogni tanto vanno a fuoco.

Tutto in linea con lo stile italiano, tremendamente italiano.

 

 

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