L’odissea di un disabile non vaccinato: a casa e senza stipendio

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lavoratore disabile inviata alla Regione Marche dove risiede e agli organi di stampa locali. Una vicenda che non esitiamo a definire assurda, invitando le autorità competenti a risolverla il prima possibile. Una storia simile a molte altre, ma che in questo caso è resa ancora più grave ed inconcepibile proprio dal fatto che il protagonista è un cittadino disabile, un soggetto debole che dovrebbe necessitare di tutte le tutele del caso. Di seguito la lettera:

“Buongiorno, mi chiamo F. B., lavoro a tempo indeterminato dal 2014 con la qualifica di commesso presso una clinica privata di San Benedetto del Tronto e sono affetto da disabilità al 50%.
Sono risultato positivo all’infezione da Sars Cov2 il giorno 6 aprile di quest’anno e mi sono negativizzato 10 giorni dopo.
Nonostante ciò, dal giorno lunedì 18 luglio, in una logica punitiva nei miei confronti, la clinica privata dove lavoro mi ha proibito di prendere servizio (avvisandomi con una mail il giorno 14 luglio) e ha sospeso il mio stipendio condannando me e la mia famiglia in una condizione di indigenza economica nonché sofferenza generale.
Mi hanno violentemente sospeso nonostante l’esistenza di una Circolare del Ministero della Salute del luglio del 2021 che prevede la possibilità per i guariti dal Covid di sottoporsi alla vaccinazione tra i 6 e non oltre i 12 mesi dall’avvenuta infezione.
Chiedo alle SS.VV. Illustrissime di aiutarmi ad essere riammesso al mio lavoro e al mio stipendio e a vedermi restituita la mia dignità di persona stuprata, abusando di una legge tanto ingiusta, quanto incostituzionale.
Fiducioso in un vostro favorevole riscontro, porgo i miei più cordiali saluti”.

La lettera di F. B. come detto è stata inviata ai competenti assessori della Regione Marche e ai giornali, e a questo punto c’è davvero da chiedersi quanto possa essere accettabile che provvedimenti coercitivi introdotti al solo scopo di obbligare le persone a sottoporsi ad un trattamento sanitario, in questo caso la vaccinazione, possano arrivare a calpestare diritti costituzionali garantiti e soprattutto principi di umanità.

 

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