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Civitanova, atroce omicidio al tempo dei like

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Ditemi che non è vero: ammazzano un uomo davanti ai tuoi occhi e tu, invece di intervenire, riprendi la scena con il cellulare.

Ditemi che non è vero. Invece è vero. È successo l’altro giorno a Civitanova Marche. Il web è invaso dalle immagini dell’italiano di 32 anni che ha ucciso, in pieno giorno e in pieno centro cittadino, un ambulante nigeriano di 39. «Fermati, così lo ammazzi», gli gridavano i passanti. Ma sono rimasti fermi, come ipnotizzati dall’orrore. E l’orrore l’hanno anche filmato. Qualcuno pensando magari di postarlo, in modo da ottenere tanti like.

Così quella belva ha continuato a gratificare il suo istinto carnefice. Ha finito la sua vittima a mani nude. Le immagini ce lo mostrano a cavalcioni sul corpo di quel poveraccio. E i passanti continuavano a filmare la scena.

Neanche la fidanzata dell’aggressore è intervenuta. Pare che a scatenare la furia omicida sia stata una frase rivolta dall’ambulante alla ragazza: «Bella, compra i miei fazzoletti o dammi un euro». Ma, in fondo, non importa, l’assurdo rimane assurdo, non ha motivazioni, non ha ragioni.

Poi, di crimini assurdi, sono piene le cronache. Ma ogni volta ci sentiamo spiazzati. Non ci si abitua mai all’orrore. Il mistero del male è sempre destabilizzante. Solo che in questo caso si aggiunge un disagio ulteriore: la disumanizzazione da social. Riprendere in diretta un omicidio non è cinismo. È molto peggio, è assenza totale di cuore. È ghiaccio nello spirito. Perché tante possono essere le ragioni che spingono un essere umano a rimanere fermo mentre stanno uccidendo un altro essere umano: paura, sbigottimento senso di inadeguatezza, paralisi emotiva, fino ai meno edificanti motivi dettati dall’indifferenza e dal voyerismo. Ma parliamo comunque di reazioni umane. Parliamo di reazioni. Parliamo di sentimenti. Anche la viltà è umana. E riusciamo a capirla.

Quello che invece non riusciamo a capire, quello che ci comunica un brivido freddo è questo pensiero disumano di filmare l’orrore. È la vita che cede il passo all’immagine. È il web che si impossessa dell’anima.

È successo a Civitanova Marche, ma poteva succedere (e succede) ovunque. Ovunque arrivano i social. Ovunque arrivano i cellulari. Ovunque arriva questa rivoluzione digitale che stravolge la vita e capovolge il rapporto tra realtà vera e realtà immaginaria.

Succede, in questi giorni, a Milano, dove le risse tra gang giovanili rivali vengono scatenate al solo scopo di essere poi riprese sui social. Vince chi ottiene più like. È come vivere in un Truman Show globale, in un spettacolo no stop in cui si sta in platea e, contemporaneamente, sul palcoscenico.

In questo show senza fine accadono anche tragedie grottescamente atroci, come il ragazzo decapitato dalla pala di un elicottero mentre si stava facendo un selfie davanti al velivolo in partenza. Nel tempo dei like, dei social, delle immagini virali, il mondo non è che un immenso set per cineasti dilettanti e spettatori nevrotici.

P.S. Puntuale, dopo l’atroce omicidio di Civitanova Marche, è arrivato il tentativo di strumentalizzazione politica. Ne è stato protagonista il conduttore di “Piazza Pulita”, Corrado Formigli, il quale ha accusato la Meloni e Salvini di non essere intervenuti subito a condannare l’episodio. Il giornalista de la7 ha ottenuto solo il risultato di ricevere l’epiteto di “sciacallo”. Ma questo inutile accenno di polemica non è una cosa  disumana. È anzi un fatto umano, troppo umano, miseramente ordinario.

 

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