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Turchia, ecco Efeso una delle città più belle del mondo antico

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Sono le otto del mattino. I pullman non hanno ancora riempito i parcheggi e i turisti non affollano le bancarelle di souvenir.
Ma soprattutto le strade lastricate di marmo sono vuote ed è quindi possibile per i pochi visitatori godere della grande bellezza di Efeso.
Sì perchè in poco tempo uno dei siti archeologici più importanti della Turchia si riempirà di viaggiatori che con le loro macchine fotografiche e telefonini porteranno a casa ricordi di quella che fu al tempo dell’impero romano, la più bella città del Mar Egeo.

Efeso, il suo nome potrebbe derivare dalle amazzoni che, secondo la leggenda, l’avrebbero fondata e le diedero il nome di una loro regina.

I fondatori furono gli Achei che scacciati dalla Grecia giunsero nell’attuale Anatolia e fondarono Efeso che divenne una delle più grandi città ioniche in Anatolia e dal 129 a.C. capitale delle provincia romana in Asia.

Efeso divenne sempre più potente fino al III secolo d.C. che ne segnò un inevitabile declino. Tra il 262 e il 263 d.C. due catastrofi si abbatterono sulla città: uno spaventoso terremoto che ne provocò la distruzione e l’invasione dei Goti. Efeso pian piano si spopolò.

Situata in un punto strategico tra oriente e occidente, fu luogo d’incontro di viaggiatori, di commerci e culture. La città si trovava infatti sul mare Egeo all’epoca della sua fondazione, mentre oggi 8 chilometri la separano dalla costa.

Sono molti gli edifici della città che possono essere ammirati così com’erano in origine, grazie agli archeologi che durante il secolo scorso hanno svolto delle ricerche per poter rimontare pezzo per pezzo le rovine. Per esempio, la famosissima Biblioteca di Celso era ridotta ad un ammasso di pietre. Essa fu costruita nel 135 d.C. dal console Gaio Giulio Aquila in onore di suo padre Tiberio Giulio Celso Polemeano, senatore e magistrato. E’ un’imponente costruzione, poteva contenere migliaia di volumi e pergamene e presenta nella sua facciata 4 nicchie con le statue della virtù, della sapienza, del destino e dell’ingegno.

Il teatro è scavato nella collina secondo una tecnica messa in atto dai greci e la sua acustica era perfetta, fino all’ultima fila e poteva contenere più di 24.000 persone.
Costruito nel I^ secolo dai romani, il teatro aveva più funzioni come gli spettacoli dei gladiatori, ma naturalmente la principale era la rappresentazione di tragedie.

Nelle “Case a terrazza” vivevano i cittadini più ricchi. Sono protette da una grande copertura per tutelare gli scavi che dagli anni ’60 archeologi austriaci e turchi portano avanti ininterrottamente. Queste abitazioni sono famose per i magnifici mosaici pavimentali e per i ritrovamenti di vari oggetti e suppellettili fondamentali per studiare la vita quotidiana dell’epoca.

Grazie ad una epigrafe scoperta nel 1886 si riuscì ad identificare il sito del Tempio di Artemide o Artemision, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, costruito nel IV secolo a.C. Esso si trova oggi al limite della città di Selçuk, a qualche chilometro dal sito archeologico di Efeso.

Dopo aver visto le meraviglie del mondo antico, il poeta greco Antipatro di Sidone scrisse: “ […] Quando vidi la casa di Artemide che saliva alle nuvole, quelle altre meraviglie persero il loro splendore, e dissi: “Ecco, a parte l’Olimpo, il Sole non ha mai visto niente di così grande”.

All’origine era un tempio maestoso con 127 colonne e una altezza di oltre venti metri. Pare fosse grande il doppio del Partenone di Atene. Al centro la statua di Artemide, venerata a Efeso come dea della fertilità.
Più volte distrutto e ricostruito fino al 401 quando fu raso al suolo forse da una folla di cristiani. Oggi del tempio rimangono pochi frammenti e un’unica colonna costruita dove nidificano le cicogne.

Nel 2015 Efeso entrò a far parte dei siti tutelati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.
L’importanza della zona è data anche da una serie di luoghi della Cristianità come la tomba di San Giovanni Evangelista, la basilica sede del concilio di Efeso del 449 e la casa di Maria, luogo presunto del transito della Vergine.

Sofia Barilari

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