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Il fattore “Tempo” non gioca a favore dell’Occidente

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Qualche giorno fa è stato riportato dai media di tutto il mondo il “lugubre” anniversario di sei mesi di guerra tra Russia e Ucraina e si prevede che il conflitto debba durare ancora a lungo.

In verità, la Russia non ha alcuna fretta. Da qualche mese l’esercito russo ha adottato una strategia lenta, ma micidiale. Il grosso del’esercito ucraino è asserragliato nelle trincee fortificate, preparate da lunghi anni, in attesa del nemico russo, che non arriverà più per combattere, ma soltanto per raccogliere i cadaveri dei militari ucraini, falcidiati dalla potente artiglieria russa. In pratica i russi stanno bombardando quadratino per quadratino, distruggendo il campo nemico un pezzetto alla volta. Dopo di che avanzano in sicurezza. Questa tattica comporta perdite insignificanti nelle forze armate russe, ma ingenti in quelle ucraine. L’esercito ucraino è talmente deteriorato, che non riesce quasi più a sostenere non solo la prima linea del fronte, ma neanche la seconda.

Neanche i cinesi hanno fretta. Dopo la recente visita di Nancy Pelosi a Taiwan, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese conduce intorno all’isola manovre militari ormai continue. Ma non affonda la lama. Non solo l’EPL non invade Taiwan, ma non effettua neanche un vero e proprio blocco navale e aereo intorno all’isola. Eppure basterebbe soltanto la minaccia di un blocco navale e aereo per mettere in ginocchio l’economia taiwanese.

Di contro l’Occidente ha una fretta spasmodica di “bastonare” Russia e Cina, che sfiora la crisi di nervi. Gli Usa sono infatti dilaniati da gravi conflitti interni, che potrebbero sfociare persino in una guerra civile, a causa della crisi economica generata dall’inflazione. E il sostegno alla presidenza Biden diminuisce giorno dopo giorno. Quanto ai principali paesi dell’Ue, le cose vanno anche peggio. L’economia europea è minacciata non soltanto dalla “stagflazione” – stagnazione e inflazione insieme – ma soprattutto dalla crisi energetica, conseguente alle sanzioni imposte alla Russia.

Il regime sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa comporta una diminuzione drastica dell’approvvigionamento di gas russo da parte dei paesi europei. Con conseguente aumento del prezzo del gas, che è arrivato all’incredibile cifra di € 339,00 al megavattora sul mercato di Amsterdam! Migliaia di aziende in Italia, Francia e Germania rischiano la chiusura a causa di costi di produzione insostenibili. Quanti operai tedeschi sarebbero disposti a farsi licenziare per solidarietà con l’Ucraina? Risposta facile: zero.

Perciò, il fronte europeo anti-russo e filo-ucraino comincia a sgretolarsi, come dimostra la richiesta di alcuni deputati Spd alcuni giorni fa, nel parlamento tedesco, di porre fine agli aiuti militari all’Ucraina e di promuovere trattative di pace con la Russia. Insomma, “chi la dura la vince”.

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