Abbiamo venduto Ita ad Air France? Sì ma anche no

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La storia di Alitalia/Ita, almeno come azienda indiscutibilmente italiana, si chiude dopo un’agonia durata oltre vent’anni e con un ultimo colpo di scena. Non sarà la strana cordata crocieristica Msc-Lufthansa ad accaparrarsi quel che resta della nostra compagnia di bandiera, ma i francesi di Air France insieme agli americani di Delta, già alleati di Alitalia nella vecchia Skyteam.
Ad annunciarlo oggi è proprio il Ministero della Finanze, che in questi mesi ha controllato Ita e ne è al momento l’unico azionista, con una nota che più laconica non si potrebbe: per motivare la scelta è stato spiegato solamente che l’offerta franco-americana «è stata ritenuta maggiormente rispondente agli obiettivi fissati dal Dpcm». Da Via XX settembre hanno però specificato che è presto per cantare vittoria: «Alla conclusione del negoziato in esclusiva, si procederà alla sottoscrizione di accordi vincolanti solo in presenza di contenuti pienamente soddisfacenti per l’azionista pubblico». Rimane quindi una possibilità, seppur remota, che l’accordo vada a monte; abbastanza per consentire alla Meloni di intervenire sul dossier se riuscirà a diventare premier. Pochi giorni fa la leader di FdI aveva infatti spiegato che la decisione finale dovrebbe spettare al governo che uscirà dalle urne: «Non so se c’è ancora tempo – aveva ammesso -. Ho chiesto uno stop perché è molto importante capire se è possibile mantenere una compagnia di bandiera».
Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno la Meloni avrà notato che la scelta di Franco è caduta sulla partnership che consente allo Stato di mantenere un controllo maggiore sulla compagnia: secondo gli accordi infatti al Mef rimarrà il 40% delle quote, contro il 20% appena che Lufthansa, con teutonica fermezza, aveva voluto concedere come ultima offerta.
È vero però che Lufthansa ha qualche ragione quando spiega, come fatto stamattina, che la loro sarebbe stata la soluzione migliore per Ita. «Prendiamo atto – hanno aggiunto con comprensibile fastidio e una punta di perfidia – della decisione del governo italiano di intraprendere una strada che consenta una maggiore influenza dello Stato e non preveda una completa privatizzazione di Ita».
In effetti con i tedeschi Ita avrebbe potuto contare non solo sul mantenimento di Fiumicino come hub mediterraneo, ma anche su una integrazione interessante con il comparto crocieristico, che vale parecchio per il traffico dell’aeroporto romano. Va infatti rimarcato che nella proposta bocciata ben il 60% della compagnia sarebbe andato a Msc, con Lufthansa e il Mef a spartirsi equamente il 40% rimasto. È evidente che la proposta francese è risultata più appetibile soprattutto perché concede allo Stato italiano di un diritto di veto su tutte le decisioni aziendali.
Insomma, pare proprio che la vendita di Ita sia una notizia vera a metà, nel senso che gli italiani non si libereranno neanche questa volta della compagnia, che resterà terreno di influenza politica tale e quale alla Rai, con le conseguenze che possiamo immaginare sulla qualità del servizio e i costi sui contribuenti. Meloni, ma pure Berlusconi, Salvini, Letta, Calenda saranno contenti. Noi forse un po’ meno.

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