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Vendita di armi Usa a Taiwan, la Cina promette contromisure

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Un ulteriore capitolo del conflitto che oppone gli Usa alla Cina Popolare per il controllo del Mar Cinese Meridionale.

Dopo la provocatoria visita a Taiwan della presidente della Camera Usa, Nancy Pelosi, e la risposta militare di Pechino, che ha condotto manovre aeree e navali di accerchiamento dell’isola, Biden rilancia. Il presidente Usa ha proposto una vendita di armamenti a Taiwan del valore di 1,1 miliardi di dollari e la misura è stata approvata dal Congresso.

Come di consueto lo Speciale vuole vederci chiaro: di che armamenti si tratta? Intanto, questa vendita di armi dagli Usa a Taiwan è la quinta ed è la più massiccia in assoluto. Nel paniere di armamenti che gli Usa sono pronti a trasferire a Taiwan, ci sono i lanciatori di missili Harpoon, caccia F16 dotati di missili Sidewinder e il radar di sorveglianza. Con tutta evidenza sono armamenti che dovrebbero consentire a Taipei di fronteggiare un’invasione dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese.

Ma è veramente così? Il quotidiano in lingua inglese della Cina Popolare, Global Times, ha riportato l’opinione in merito dell’analista Xin Qiang, direttore del Centro Studi di Taiwan presso l’Università Fudan di Shangai, che ha spiegato: “In realtà, la guerra moderna è uno scontro sistematico. Una o due armi non possono svolgere alcun ruolo. Soprattutto di fronte allo schiacciante vantaggio complessivo della terraferma”.

Evidentemente i cinesi minimizzano la rilevanza bellica degli armamenti, che rientrano nella proposta di vendita degli Stati Uniti. Tuttavia, la Cina Popolare si è opposta da subito ferocemente all’operazione di riarmo di Taiwan. Le autorità cinesi hanno esortato gli Stati Uniti a fermare la vendita di armamenti, promettendo, in caso contrario, di adottare risolutamente contromisure legittime e necessarie. Gli esponenti cinesi sono arrivati ad affermare che il tentativo di Washington di migliorare le capacità dell’esercito taiwanese non farà che accelerare il processo di riunificazione nazionale della Cina.

Di fronte a queste ferme proteste cinesi, le autorità statunitensi si sono limitate a replicare che le armi proposte in vendita a Taiwan sono difensive e che perciò la misura non costituisce una minaccia per nessuno.
Al di la delle schermaglie diplomatiche, è necessario visualizzare un dato fondamentale: quando la Cina Popolare parla di contromisure alla vendita di armi a Taiwan da parte degli Usa intende contromisure di tipo militare. Esattamente quello che fanno i militari russi in Ucraina, che bombardano e distruggono i depositi di stoccaggio delle armi della Nato appena arrivano a destinazione. Questo significa che con tutta probabilità si sta aprendo un nuovo fronte del conflitto che oppone l’Occidente alle potenze asiatiche, quello del Mar Cinese Meridionale.

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