Che succede in Iran?

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Una ragazza Mahsa Amini è morta il 16 settembre scorso a Teheran in circostanze poco chiare.

I media occidentali hanno riportato che la ragazza era stata uccisa perché indossava male il velo. Di contro le autorità iraniane hanno dichiarato che la donna era stata colpita da un attacco di cuore e trasportata subito in ospedale, con la collaborazione della polizia e dei servizi di pronto soccorso, ma purtroppo Mahsa Amini è deceduta.
A seguito dell’episodio, manifestazioni di protesta si sono svolte in alcune città iraniane, accompagnate da episodi di grave violenza. Anche su questi tumulti le versioni sono diametralmente opposte. I media occidentali hanno sostenuto che si trattava di spontanee manifestazioni di protesta della popolazione contro le autorità. Il governo iraniano le ha invece bollate come manifestazioni di protesta, fomentate in alcune città iraniane da “agenti stranieri”.
Che succede in Iran? Lo Speciale vuole vederci chiaro.

Probabilmente, questa situazione di agitazione, verificatasi nella repubblica islamica degli Ayatollah e soprattutto il contrasto di vedute con l’occidente, ha una causa di carattere squisitamente geopolitico: il fallimento ormai certo delle trattative per il ripristino dell’accordo sul nucleare iraniano. Il trattato denominato Jcpoa, sottoscritto da Obama con l’Iran, è stato “stracciato” da Trump. Le trattative che si sono svolte a Vienna per il ripristino dell’accordo sono ormai naufragate.

Biden si è messo sostanzialmente sulla scia del suo predecessore. Agli Usa non bastava più mettere un freno a Teheran nella sua corsa al nucleare. Gli statunitensi volevano ridimensionare drasticamente la potenza missilistica degli iraniani. L’Iran, dal canto suo, ha assunto nelle trattative una posizione molto rigida: gli Usa sono usciti unilateralmente dall’accordo rimettendoci le sanzioni, gli Usa pertanto devono eliminarci le sanzioni e noi ritorneremo a rispettare le pattuizioni in materia di sviluppo dell’energia nucleare. Punto.

Evidentemente deluso dall’occidente, l’Iran si è rivolto ad oriente. Con il subingresso nella Shangai Cooperation Organization, sancito nell’ultimo vertice di Samarcanda del 15 e 16 settembre scorso, l’Iran è sempre più legato a Cina e Russia. Ormai quella che unisce le tre potenze asiatiche – Cina, Russia e Iran – è una vera e propria alleanza a tutto campo, economica, politica, commerciale, militare etc.. In una parola è un’alleanza strategica, non semplicemente tattica.

Se, ad esempio, le manifestazioni di protesta minacciassero il regime iraniano, quest’ultimo, proprio in forza degli accordi siglati dalla Sco a Samarcanda, potrebbe chiedere aiuto alla Cina o alla Russia, per ripristinare l’ordine pubblico.
Questo in termini più generali significa una cosa ben precisa: la potenza russa e cinese si allunga sempre di più verso il Medio Oriente.

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