Via della Scrofa a Roma, tra Montecitorio e Palazzo Madama: sono tornati i fasti degli anni Novanta, quando spesso vi bivaccavano cronisti e cameramen in attesa di Gianfranco Fini o degli altri big di An. Dopo una lunga eclissi, via della Scrofa è di nuovo un luogo nevralgico della politica.
È stato il caos, l’altro giorno, in occasione della riunione dell’esecutivo di FdI, convocata da Giorgia Meloni: ressa nella strada, traffico in tilt.
Non è una notazione marginale, perché ogni stagione politica ha i suoi luoghi simbolo, i suoi santuari, i suoi portoni che si aprono e poi si richiudono, rivelando l’epifania del potere, oppure, a seconda delle circostanze, il nascondimento dei suoi drammi e dei suoi conflitti intestini. I luoghi, in politica, evocano atmosfere storiche e temperie d’annata.
Da qualche giorno c’è via della Scrofa, ma nell’ultimo decennio il luogo clou della politica italiana è stato largo del Nazareno, sede della direzione nazionale del Pd, tra fontana di Trevi e piazza di Spagna, luoghi allegri, turistici, multicolori. La piazza del Pd la ricorderemo però come una sede di tristezze, pugnalate alle spalle, intrighi vari. È stato il luogo in cui la politica ha celebrato il suo declino come se fosse una vittoria. L’unico momento di gloria fu nel 2014, quando l’allora neosegretario Matteo Renzi ospitò Silvio Berlusconi per quello che fu chiamato “Patto del Nazareno”. Ma l’euforia durò poco. Negli anni successivi, quel luogo è stata la sede di elezione, e subito dopo di afflizione, dei segretari Pd.
Volete mettere largo del Nazareno con via delle Botteghe Oscure oppure piazza del Gesù, rispettivamente sedi del Pci e della Dc? Questo nomi riportano alle passioni del Novecento, ma anche alla trama sottile che ha tenuto in piedi il sistema politico, con i suoi compromessi, accordi segreti, patti inconfessabili: quanti pizzini saranno transitati tra i due palazzi in decenni di storia politica?
In quella manciata di chilometri quadrati si sono consumati anche grandi drammi, come quello di Aldo Moro, forse il più grande dramma della Repubblica. Il corpo del più fine tra i democristiani fu ritrovato il 9 maggio del 1978 in una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. Si disse allora (e si continua a dire oggi) che le Br scelsero quella via perché sorge “a metà strada” tra Botteghe Oscure e piazza del Gesù.
Non è proprio così, perché via Caetani, ancorché vicina, rimane comunque un po’ decentrata rispetto alle due storiche sedi di partito. Secondo una interpretazione che s’è fatta strada in anni recenti, la chiave dell’enigma sta in Palazzo Caetani, che sorge nell’omonima via. Cosa ha di speciale questo palazzo? Alcuni “complottisti” lo indicano come un luogo simbolo della massoneria britannica in Italia, che avrebbe avuto un ruolo nelle trattative segrete per il possibile rilascio dell’illustre ostaggio di Mario Moretti e della sua compagnia di criminali politici.
Ci si interessi o meno ai segni esoterici e ai messaggi criptati, rimane comunque il fatto che i luoghi della politica sono parte integrante della mappa del potere.
In questa toponomastica d’élite, via della Scrofa è entrata in punta di piedi. All’inizio degli anni Ottanta, quando il Msi di Giorgio Almirante acquistò diversi , ampi locali di un palazzo del ‘700 sito proprio lì, via della Scrofa non la conosceva quasi nessuno. Questa strada balzò agli onori della cronaca nazionale quando, nel maggio del 1988, fu allestita nei locali del Msi la camera ardente di Almirante e di Pino Romualdi, che erano morti negli stessi giorni.
I primi, veri, grandi momenti di celebrità, via della Scrofa li conobbe però dal 1994 in poi, quando il Msi divenne An e gli ex missini assursero al rango di classe dirigente nazionale, insieme con i forzisti di Silvio Berlusconi e con i post-democristiani di Pier Ferdinando Casini. Certo, più nevralgica era via del Plebiscito, dove il Cavaliere aveva stabilito la sua residenza romana, ma la via dove sorgeva la sede di An pullulava sempre di giornalisti, esponenti politici, dirigenti pubblici vari che cercavano un nuovo sponsor presso i piani alti del potere.
Vivaci e frequentati erano anche i locali limitrofi, come il bar all’angolo tra via della Scrofa e via dei Portoghesi, ai cui tavolini non era infrequente trovare i dirigenti di An intrattenersi con sodali e collaboratori. Oppure come il ristorante “da Alfredo”, rinomato per le fettuccine burro e parmigiano, dove si incontravano diversi maggiorenti di via della Scrofa all’ora di pranzo.
La notorietà conquistata dalla via poteva però rivelarsi, ogni tanto, un’arma a doppio taglio, come quando “Striscia la notizia” organizzò una sorta di “agguato” a Fini, scagliandoli contro un “inviato” particolarmente invadente e molesto. Un agente della scorta perse la pazienza e strattonò un po’ troppo rudemente il fastidioso intruso. Apriti cielo, scoppiò un fragoroso caso mediatico. Ezio Greggio commentò le immagini con un battutaccia abominevole: «Questi di An non saranno più fascisti, però quanto menano…». Non era vero niente. Però si risvegliarono all’improvviso le vestali dell’antifascismo. Tutto quel polverone, in quel momento, faceva probabilmente il gioco dell’editore di “Striscia”, Silvio Berlusconi, fin da allora interessato a ridimensionare il partito che aveva “sdoganato”.
Il suo grande momento di gloria via della Scrofa lo visse però tra il 2001 e il 2006, all’epoca del secondo governo di centrodestra. Si capiva che c’era fermento in An ogni volta che ci si imbatteva in una fila di auto blu parcheggiate per la via. Erano le auto dei ministri di An, che sperimentavano in quegli anni tutti i rituali più gratificanti del potere.
Ma, a un certo punto, la favola bella finì e, per via della Scrofa, cominciò il tempo della tristezza. Accadde negli anni Dieci del 2000, gli anni della diaspora della destra, con An che non esisteva più, con il suo mondo umano disperso e dilaniato, con il leader Fini contestato e oscurato. Quando venne tolta la pattuglia dei Carabinieri che stazionava da tanti anni sotto la sede del partito al fine di disattivare eventuali facinorosi, molti ebbero la percezione che un mondo era finito. La destra non contava più niente politicamente.
Invece no, nel giro di una decina d’anni, un piccolo partito, FdI, nato alla fine del 2012 sulle ceneri della “destra di governo” è diventato il primo partito italiano. E ora si accinge esprimere anche il presidente del Consiglio. Via della Scrofa sta per rivivere una nuova stagione di gloria, ancora più grande del passato, con ogni probabilità.
Una notazione in chiusura: via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù non sono più, da molto tempo, santuari della politica. Via della Scrofa rimane invece, dopo 40 anni, un luogo simbolo. Un motivo ci sarà pure.



