Non sono stati ancora individuati gli autori del misterioso sabotaggio, che ha danneggiato i gasdotti del Mar Baltico Nord Stream 1 e Nord Stream 2, che riforniscono di gas russo i paesi europei. D’altronde, senza una seria indagine terza, cioè obiettiva, non sarà possibile risalire ai colpevoli del danneggiamento dei gasdotti, che sta mettendo letteralmente in ginocchio la Germania, l’Italia e altri paesi europei.
Sono comunque emersi dettagli interessanti, che offrono un quadro della situazione. Esperti della fornitrice russa Gazprom hanno precisato che, mentre il gasdotto Nord Stream 1 è stato interamente danneggiato dalle esplosioni sottomarine, delle due linee A e B del gasdotto Nord Stream 2, la linea B è ancora integra. Gazprom pertanto ha offerto di riprendere le forniture di gas all’Europa attraverso quest’unica linea del gasdotto Nord Stream 2, che non è stata danneggiata.
Allora perché le forniture di gas russo all’Europa non riprendono? Lo Speciale vuole vederci chiaro.
Il gasdotto baltico Nord Stream 2, che è costato 11 miliardi di dollari e che avrebbe raddoppiato la fornitura di gas russo all’Europa è stato ferocemente osteggiato dagli Usa per ragioni geopolitiche, ma anche dalla Polonia in quanto con la nuova condotta la Russia avrebbe potuto bypassare completamente l’Europa dell’est. Per queste ragioni il Nord Stream 2 non ha ancora ricevuto la certificazione dalla Germania per avviare il flusso di gas. La mancanza della certificazione tedesca dunque è la prima ragione per la quale Gazprom non può utilizzare il Nord Stream 2. La seconda ragione per la quale la fornitura di gas russo rischia di rimanere bloccata a tempo indeterminato si chiama “price cap”. Cioè la pretesa da parte dell’Unione Europea di fissare un tetto massimo al prezzo del gas russo. Questa pretesa dell’Ue è con tutta evidenza assurda. L’acquirente, ovvero l’interessato all’acquisto di un prodotto, quale il gas russo, non può fissare unilateralmente un tetto massimo al prezzo del prodotto medesimo. Se è vero che siamo (ancora) in un’economia di mercato, allora il presso è fissato dall’incontro della domanda e dell’offerta. Ma la parola fine alla pretesa europea di fissare un price cap al gas russo l’ha pronunciata proprio il venditore russo, il quale ha dichiarato che a quelle condizioni il gas agli europei non lo fornisce per niente! L’incongruenza della pretesa europea è così evidente che all’ultimo incontro di Praga gli stessi leader europei non sono riusciti a trovare un accordo sul price cap. La Germania con il Cancelliere Scholz si è addirittura sfilata dichiarandosi contraria tout court al price cap.
In conclusione, le forniture di gas russo attraverso la linea B del gasdotto Nord Stream 2 non partono perché i leader europei frappongono ostacoli su ostacoli. In questo probabilmente influenzati dal presidente Usa Biden.
(Francesco Tallarico)



