Aspettate un Monet! Ma come entrano? VIDEO

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Dopo la zuppa, il purè è l’arma utilizzata dagli ambientalisti per attirare l’attenzione sul tema del cambiamento climatico.

L’accaduto ha come sfondo il museo Barberini di Potsdam, in Germania, dove due attivisti di Last Generation hanno imbrattato un dipinto ad olio di Monet lanciandogli contro purè di patate. Il gesto è rivolto verso i politici, “invitati” ad adottare misure efficaci contro il cambiamento climatico.

L’obiettivo preso di mira è stato uno dei capolavori dell’artista francese: Il Pagliaio, esposto al museo di Potsdam.

Di seguito il video:

Nel video gli ambientalisti hanno dichiarato: «Le persone stanno morendo di fame, di freddo. Siamo nel pieno di una catastrofe climatica e voi vi preoccupate di una zuppa di pomodoro o di un po’ di purè su un dipinto. Sapete di cosa abbiamo paura noi? Del fatto che la scienza ci dice che nel 2050 non saremo più in grado di sfamare le nostre famiglie. Serve davvero del purè per farci ascoltare? Questo dipinto a breve non avrà molto valore in una società costretta a combattere per il cibo. Quando inizierete finalmente ad ascoltare?».

Il gruppo ha poi affermato di aver deciso di fare di “questo Monet un palcoscenico per cercare di trasmettere il proprio messaggio. “Se è necessario imbrattare un dipinto con purè di patate o zuppa di pomodoro per ricordare alla società che i combustibili fossili ci stanno uccidendo tutti, allora vi daremo purè di patate”.

Il quadro non aveva vetri di protezione, ma fortunatamente il dipinto è comunque protetto da una superficie smaltata e, pertanto, la portavoce del museo, Carolin Stranz, ha dichiarato: «le prime indagini sulla conservazione dell’opera hanno mostrato che non vi sono danni».

Tuttavia, con l’accaduto ci si domanda: come è possibile portare un purè, o una zuppa di pomodoro, visti i rigidi controlli di un museo? Forse gli stessi musei allentano la guardia? Per i complottisti i musei infatti ne traggono un vantaggio, poiché gli ambientalisti con tali azioni fanno parlare del caso e ovviamente attirano l’attenzione sui quadri.

Le stesse opere d’arte fanno appunto da megafono alle manifestazioni dei giovani ambientalisti.

Questa volta è successo a Potsdam, l’ultima volta a Londra, così come a tante altre città come Manchester, Madrid, Firenze. L’episodio in Germania è solo l’ultimo assalto di una guerra all’arte portata avanti dagli attivisti climatici del mondo. Qualche settimana fa, due ambientaliste inglesi hanno lanciato due zuppe di pomodoro sul quadro di Van Gogh alla National Gallery di Londra, salvato solo dal sottile vetro che protegge la tela. Nei mesi scorsi, sono stati diversi gli episodi di attivisti che hanno incollato le loro mani su cornici, teche e dipinti in diversi musei. Anche in Italia, dove a luglio, due ambientalisti di “Ultima Generazione” si sono incollati al vetro che protegge La Primavera di Sandro Botticelli alla Galleria degli Uffizi di Firenze. E a maggio scorso, ha fatto scalpore l’episodio del lancio di una torta contro La Gioconda al Louvre di Parigi, anche lei salvata dalla teca di vetro che la protegge.

Per cui, un’azione per un unico obiettivo: lanciare un messaggio e farlo arrivare a più persone possibili sfruttando la celebrità delle opere d’arte.

Ovunque, da Londra a Potsdam, da Firenze a Madrid è risuonata una voce sola: il pianeta è in pericolo.

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