Cina epurata la fazione filooccidentale

martedì, 25 Ottobre 2022
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Il XX° Congresso del Partito Comunista Cinese si era aperto a Pechino con il clamoroso discorso introduttivo di Xi Jinping, che annunciava il nuovo protagonismo della Repubblica Popolare Cinese sulla scena internazionale. L’epilogo del congresso è stato ancora più eclatante.

Nell’immagine dai risvolti drammatici, che è stata trasmessa dalle principali televisioni del mondo, si sono visti due commessi nella sala del Congresso del Partito Comunista Cinese dirigersi verso Hu Jintao, ex presidente. Uno dei commessi ha provato a sollevare Hu Jintao che era seduto, ma quest’ultimo ha fatto resistenza e si è guardato intorno un po’ sbigottito. E’ intervenuto anche l’altro commesso e Hu Jintao è stato sollevato in piedi e condotto fuori dalla sala. Prima di uscire forzatamente Hu Jintao è riuscito a scambiare due parole con l’ex premier Li Keqiang (anche lui silurato) e gli ha dato una pacca sulla spalla. Queste immagini, che hanno fatto il giro del mondo, hanno illustrato plasticamente il cambio   della guardia avvenuto in Cina, che probabilmente è più profondo e importante di quello che si possa immaginare. In questo contesto si deve usare il verbo “immaginare”, perché le vicende politiche, macroeconomiche e gli scontri di potere nella Cina Popolare sono sempre avvolti da un alone di mistero.

Questa volta però sembra che la posta in gioco sia davvero enorme.

Lo scontro terribile, drammatico, che si è consumato in seno al XX° Congresso del Pcc ha avuto come esito la sconfitta della fazione filooccidentale, rappresentata per l’appunto da Hu Jintao e Li Keqiang. Questa fazione del partito era favorevole ad un atteggiamento più morbido e diplomatico nei confronti degli Usa e delle altre potenze occidentali. Ma soprattutto era nettamente contraria ad un intervento armato per ricongiungere Taiwan alla “madrepatria” cinese. La fazione che ha prevalso, guidata da Xi Jinping, invece, intende rafforzare l’esercito popolare di liberazione cinese, stabilire forti legami con la Russia e soprattutto non esclude l’uso della forza per dirimere la questione di Taiwan. Ecco dunque che Xi Jinping, riconfermato leader assoluto per la terza volta consecutiva, ha collocato uomini di sua esclusiva fiducia ai vertici del potere cinese. Lo scontro di cui non si conoscono i termini deve essere stato assolutamente feroce. Soltanto ora è possibile comprendere il senso di una notizia che, intorno al 24 settembre scorso, era circolata nel web, seppure mai confermata dai media ufficiali. In quei giorni di fine settembre sembra che una colonna di automezzi militari lunga 80 chilometri si sia diretta verso Pechino. Era una prova di forza della fazione vincente del Pcc? Era una dimostrazione di fedeltà dell’esercito al leader supremo Xi Jinping? Non lo si saprà mai. Comunque c’è un dato: le felicitazioni a Xi Jinping le hanno fatte soltanto Putin e Kim Jong Un, presidenti rispettivamente della Federazione Russa e della Corea del Nord.

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