A sconfiggere Putin saranno le bollette?

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Se l’autunno europeo prometteva di esser freddo per colpa della mancanza del gas russo, le proteste dei cittadini promettono di scaldarlo fino a farlo diventare incendiario.
I primi sono stati, e nessuno si stupisce visto il loro secolare amore per le barricate, i francesi, indignati con il governo perché il loro governo non li aiuta a sostenere l’aumento delle bollette stanziando però dieci miliardi di aiuti per le imprese. Giovedì hanno sfilato insegnanti, ferrovieri, infermieri, insomma quella classe media che il peso dell’inflazione ha reso sempre più vicina alla categoria dei working poor.
I transalpini sono stati velocemente imitati da belgi, cechi e ungheresi, che hanno riempito le piazze con slogan che ripetevamo le medesime richieste: salari più alti, tasse più basse.
Ma a spaventare sono stati i tedeschi; nonostante il loro cancelliere Scholz abbia promesso ben 200 miliardi di aiuti in varie città dell’Est i cittadini hanno denunciato un peggioramento delle loro condizioni economiche chiedendo, prima ancora di maggiori fondi, la fine delle sanzioni alla Russia e persino del sostegno bellico all’Ucraina. A Berlino si è cercato di minimizzare, sostenendo che la maggioranza della popolazione è al fianco di Kiev, ma è un fatto che, come riporta il Wall Street Journal, il partito di estrema destra filorusso AdF sia salito da febbraio dal 10 al 15% dei consensi.
A preoccupare i cittadini dell’Est, tuttora molto meno ricchi dei loro concittadini dell’Ovest, è il fatto che l’economia tedesca si stia avviando verso una sicura recessione (le sue prospettive di crescita sono le peggiori d’Europa, noi italiani veniamo ovviamente subito dopo), e che secondo le ultime rilevazioni un’azienda su quattro stia valutando la possibilità di licenziare una parte dei suoi dipendenti. Se le condizioni economiche nei prossimi mesi dovessero rivelarsi particolarmente dure è probabile che la solidarietà intorno all’Ucraina calerà ancora, anche perché a molti comincia a risultare evidente che non tutti i partner occidentali stanno pagando lo stesso prezzo. Anzi alcuni, in quanto produttori di gas, come Norvegia e Stati Uniti, ci stanno addirittura guadagnando.
La situazione, ormai sul punto di diventare esplosiva, potrebbe diventare ben presto molto più tranquilla grazie a… Putin.
Da quando lo Zar ha interrotto la fornitura all’Europa attraverso il Nord Stream 1 infatti, il prezzo del gas ha cominciato a scendere; di fronte alla necessità di dover fare a meno del prodotto russo infatti l’industria europea ha cominciato velocemente a riorganizzarsi, affidandosi a qualunque forma di energia alternativa, sporca o pulita che fosse: si è fatto massiccio ricorso al solare e all’eolico, ma pure al carbone. A fare la differenza è stata soprattutto la reazione di aziende e cittadini, che per risparmiare hanno cominciato spontaneamente a ridurre i propri consumi eliminando quelli non indispensabili, risparmiando quasi il 25% del prodotto. Putin rischia di farsi mettere all’angolo non dalla elite politica occidentale, ma dalla resilienza dei consumatori, che risparmiando sulla bolletta lo danneggiano più di qualunque invio di materiale bellico.
Sarebbe una sconfitta particolarmente umiliante per un leader abituato a ragionare in termini esclusivamente militari.

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