Nel complesso templare di Karnak nell’antico Egitto si può notare come venissero cancellati i simboli delle dinastie precedenti per oscurarne la memoria e la testimonianza.
Il medesimo esercizio lo vorremmo fare in casa nostra cercando di rendere illegibile l’eredità dell’estetica e dell’architettura del Fascismo o di eliminare i simboli del post fascismo.
La cancel culture entra anche in politica con la richiesta, da più parti, di cancellare la fiamma tricolore dal simbolo di Fratelli d’Italia.
La stessa fiamma che con l’aggiunta dell’acronimo M.S.I. era nel simbolo di Alleanza nazionale di Gianfranco Fini che ha governato il nostro Paese essendo stato vice presidente del Consiglio dei ministri, ministro degli Esteri e presidente della Camera dei deputati. La fiamma rappresenta la storia della destra italiana, dove molti non facevano sfoggio di cimeli fascistoidi, ma soprattutto un’ evoluzione.
Dal gesto di Almirante che rese omaggio al feretro di Berlinguer sino al Congresso di Fiuggi del 1995 tanto per citare due momenti diversi di un processo ineludibile. Oggi togliere la fiamma significherebbe consegnarla a chi sarebbe pronto a sfregiarla con significati che nulla hanno a che vedere con la sua storia.
Se la fiamma più o meno è la stessa, la destra di Gianfranco Fini era diversa da quella di Giorgia Meloni.
La prima per uscire dal ghetto doveva parlare di pacificazione nazionale, di patriottismo della Costituzione e non della nazione, affinché il patriottismo fosse percepito come patrimonio di tutti.
Ha dovuto scavalcare il muro della legittimazione e abbiamo assistito a svariate svolte e aperture sia nel campo economico che sui diritti civili, ma era una politica più di testa che di pancia o se vogliamo dalla cintola in su. Era una destra che esprimeva il meglio nella cultura e contribuiva ad una tridimensionalità del partito cercando di anticipare i processi politici futuri: ma fece anche degli errori. Gianfranco Fini fallì sul tentativo di traghettare la destra in un percorso politico con l’Elefantino di Segni. Fece l’errore di far confluire Alleanza nazionale nel Pdl, oltre all’esperienza, non percorsa con convinzione, di Futuro e Libertà al fianco di Monti; e, per finire, lo scetticismo nei confronti di Fratelli d’Italia, un errore che ha ammesso nella trasmissione televisiva dell’Annunziata.
La seconda ha avuto il merito di rimanere coerentemente all’opposizione e di sfruttare al meglio i suicidi politici di Salvini e di Letta.
È una destra meno laica che ha utilizzato il sovranismo e il populismo per arrivare prima al traguardo ma che, una volta al governo, con una coalizione di destra-centro meno unita e compatta di quanto si vuol far credere, sarà chiamata a fare i conti con la realtà.
Dovrà passare rapidamente da una politica opponente ad una politica condizionata dal contingente passando attraverso qualche retromarcia su molti temi, tra cui l’Europa, la politica estera e alcune prese di posizione di politica interna come i blocchi navali o l’abolizione completa del Reddito di cittadinanza.
Giorgia Meloni dichiarò che Fini fu “il distruttore di una comunità” dimenticando che ha praticamente lo stesso simbolo di Alleanza nazionale con tutta la sua storia ben incollata fatta di memoria, di evoluzioni, di svolte e di errori che le hanno consentito di raggiungere un traguardo importante.
Alcuni si chiedono se quella stessa fiamma oggi possa rappresentare ancora quei valori nazionali e soprattutto europei. Se la legalità, il senso socratico della politica e la vera lotta nei confronti di tutte le mafie siano ancora nel suo dna. Se verrà interpretata una politica nell’esclusivo interesse degli italiani e non di una sola o poche persone. Ce lo auguriamo e la risposta non tarderà ad arrivare.
Tuttavia la destra di Gianfranco Fini non sarebbe in linea con i tempi che stiamo attraversando. È una politica che è frutto di una regressione culturale, sociale ed economica, dove il cittadino vuole risposte immediate e non visioni o progetti a media o lunga scadenza.
Il consenso è liquido e si sposta troppo rapidamente da un partito ad un altro, da un coalizione ad un’altra, come il malato che per lenire i dolori si gira nel suo letto una volta a Destra e una volta a Sinistra ma non cura la malattia.
Amedeo Giustini



