A passo corto e lento, elogio della lentezza nel 2022

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“Come raggiungere un traguardo?” Si chiedeva J. W. Goethe. “Senza fretta ma senza sosta.“ è la risposta che si dava.
Nessuno potrà mai dirci se la fretta esistesse già ai suoi tempi ma, di certo, non nella sua degenerazione più estrema che ha assunto oggi con connotazione di urgenza, di improrogabile improcrastinabilità. Non c’è nulla, oggi, che non possa essere quando è il suo tempo, giacché non esiste un tempo futuro ma solo il “nunc“, l’ora presente, dove tutto si consuma e dove tutto va consumato.

Il tempo della semina per raggiungere un obiettivo, un sogno, un successo, viene presto scalzato dalla voglia di arrivare “lí”, dimenticando che l’”ora” fa rima con l’”hic”.

Il “qui e ora”, di oraziana memoria, è una dimensione spazio-temporale che dà valore al momento presente, inteso non solo come godimento di quell’attimo fugace ed effimero che mentre nasce già finisce, ma come momento di semina, di riflessione, di costruzione del tempo che verrà, e che prende forma proprio dentro quell’istante presente che è, in fondo, la sola e unica dimensione in cui veramente si vive e che pienamente ci appartiene.

Dunque, perchè tanto affanno anziché la placida calma di un passo corto e lento, perfetto antidoto alla frenesia della modernità? Probabilmente, l’anello mancante, qui, è il gusto dell’attesa, il sapore della semina, il valore della pazienza e della perseveranza, il piacere di guardare dall’alto dopo aver conquistato la vetta, il sentire il logorio della fatica come anticamera di una, manzoniana o non, “gioia più certa e più grande”.
Aspettare una canzone che passa alla radio e premere, veloci, un tasto per registrarla, una telefonata a casa senza prima sapere chi sia il chiamante, un frutto quando è la sua stagione, una cartolina “che chissà quando arriva“ e altro, altro ancora,… nulla più può attendere in un mondo così pieveloce, divoratore di attimi, avido di attese.
“Hai aspettato molto?” chiede uscendo dal teatro la bella Deborah a Noodles in C’era una volta in America. E lui risponderà “Tutta la vita.”, persino quando la sua stessa vita era fatta di giorni vuoti e tristi nella cella di una prigione.
Tutta la vita è quella che ogni istante a lungo atteso – successo, gloria, giorno felice, obiettivo o traguardo come chiamarsi voglia, meriterebbe essere sempre la risposta.

Loredana Capobianco

1 Comment

  1. Abbiamo avuto sempre un rapporto complicato con la lentezza.
    La presa di coscienza di essere tra gli animali più lenti al mondo ci ha portato a inseguire la velocità facendo uso della ragione come per superare questo nostro naturale svantaggio.
    Purtroppo abbiamo esagerato a tal punto che abbiamo messo in crisi la nostra democrazia che, a differenza delle autocrazie, vive di processi necessariamente lenti
    Bella la tua riflessione complimenti.
    Amedeo Giustini

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