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Gli Usa vogliono “liberare” l’Iran

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Il presidente Usa Joe Biden è sempre stato un grande gaffeur e questo era ben noto anche negli ambienti governativi di Washington. Da tempo si vocifera che Biden soffra di demenza senile. Per cui, venendo meno i freni inibitori, di gaffe ne spara a ripetizione. L’ultima è stata veramente clamorosa, soprattutto per le sue delicatissime implicazioni internazionali. Durante un evento elettorale in California per le elezioni di mid-term la settimana scorsa, rispondendo ad un pubblico che urlava “Iran libero”, Biden ha detto “libereremo l’Iran. Si libereranno molto presto”. Non è esagerato affermare che questa dichiarazione cade in un momento così teso, che ne può scaturire persino una guerra. La domanda è d’obbligo: cosa c’è dietro questa dichiarazione di Biden? Come sempre lo Speciale vuole analizzare tutti i retroscena, per offrire ai lettori una visione più chiara possibile degli eventi mondiali.

La stessa parola pronunciata da Biden “libereremo” implica un ruolo attivo degli Usa. Allora le proteste e i disordini, che si sono scatenati in Iran a seguito della morte di Mahsa Amini non erano spontanei. Erano pilotati dagli Usa? Dalla Cia? Biden sembrerebbe confermarlo. I membri dell’amministrazione Usa, resisi conto delle implicazioni di questa dichiarazione del presidente, hanno cercato di rettificarla tramite il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale americana, John Kirby. Biden, ha detto Kirby, stava esprimendo la sua solidarietà al popolo iraniano, gli Usa sono al fianco dei manifestanti pacifici. Ma la gaffe ormai è stata fatta.

E’ evidente, poi, che dietro la dichiarazione di Biden c’è il solito “eccezionalismo” statunitense. Sono sempre gli Usa che “liberano” gli altri popoli. Nel loro immaginario gli statunitensi credono di avere il governo migliore del mondo, mentre le altre nazioni sono sempre governate da sordide e oscure tirannie. La replica delle autorità iraniane al riguardo è stata ferocissima. Il portavoce del Ministro degli Esteri iraniano Nasser Kan’ani ha affermato che “ovunque gli Stati Uniti siano intervenuti, non hanno portato altro che uccisioni, saccheggi e instabilità”. Il diplomatico iraniano ha poi sottolineato che “le nazioni della regione (mediorientale n.d.r.) e di tutto il mondo stanno assistendo alle conseguenze della presenza statunitense in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria”.

Dietro questi scambi di battute non molto diplomatici c’è la realtà di un Iran sempre più all’avanguardia nel campo degli armamenti di nuova generazione, come ad esempio i droni kamikaze Shahed 136, che le autorità iraniane hanno ammesso di aver fornito alla Russia, ma prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. O come i sistemi di disturbo elettronico, così avanzati da riuscire a confondere gli strumenti di volo di un aereo nemico a ben 400 Km di distanza. Questi progressi in campo militare innervosiscono gli Usa in considerazione del legame sempre più stretto dell’Iran con la Russia.

 

 

 

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