Ucraina, si intravede una tregua? Presto per dirlo, ma…

2 minuti di lettura

Elezioni midterm negli Usa, i repubblicani vincono ma non sfondano. Nelle stesse ore arriva la notizia che le truppe russe si ritirano da Kherson. Forse una relazione  c’è.

Per capirne il motivo occorre fare riferimento alla febbrile (e sotterranea) attività diplomatica di queste ultime settimane, una serie di contatti volti a mettere un punto alla guerra in Ucraina, cioè a fissare le linee di una tregua possibile. L’esito delle elezioni negli Usa, dove i democratici Joe Biden resistono all’attacco repubblicano, tende proprio a favorire un compromesso tra le parti un conflitto. La ragione sta nel fatto che l’amministrazione Usa può seriamente indurre, a questo punto,  Volodymyr Zelensky a più miti consigli, e quindi ad accettare un onorevole compromesso, senza che una tale pressione appaia, agli occhi dell’opinione pubblica Usa, un gesto di cedimento dettato dalla sconfitta elettorale, circostanza ovviamente insostenibile per l’amministrazione Biden.

La verità  è che sono tutti stanchi del conflitto in  svolgimento dal 24 febbraio scorso alle porte dell’Europa.

Sono stanchi gli americani, che in un anno di crisi economica globale e di inflazione galoppante, hanno dovuto spendere la bellezza di 56 miliardi di dollari in armamenti diretti all’Ucraina. Sono stanchi i russi, che hanno subito migliaia di morti al fronte, con tutte le inevitabili, pesanti ripercussioni sociali e politiche. Sono stanchi i cinesi, che si sono fatti due conti e hanno capito quanto possa essere pregiudizievole per i loro commerci una perdurante situazione di conflitto globale, Son stanchi gli europei, che subiscono le conseguenze sociali ed economiche della penuria energetica.

L’unico che non appare stanco è Zelensky, il quale non vuole rinunciare al bluff di proporsi eroe mondiale senza averne realmente i mezzi, ma solo grazie al sostegno di Usa e Nato. L’Ucraina in questi mesi è stata letteralmente inondata di armi occidentali, tra le più moderne.

Ora però si sta forse avvicinando la fine dei giochi. La diplomazia segreta (ma che segreta non è più da qualche giorno) tra Usa e Russia ha individuato in una vittoria  ucraina a Kherson, cruciale nodo strategico verso il Mar Nero e la Crimea, l’evento propiziatorio di un cessate il fuoco capace di salvare la faccia a tutti. Salvarla agli ucraini, che potrebbero negoziare partendo  da posizioni di forza. Salvarla, a loro volta, ai russi che potrebbero mantenere la Crimea e qualche porzione di Donbass.

I più miti consigli chiesti a Zelensky corrispondono ai più miti consigli imposti a Biden dalla situazione politica mondiale. L’amministrazione Usa sembra ormai aver capito che la soluzione del conflitto non può essere la destituzione di Vladimir Putin e l’affermazione di un diverso regime a Mosca, come invece vorrebbe Zelensky. L’uomo forte di Kiev, spalleggiato da Londra, punta alla sconfitta totale della Russia sul campo. Ma non sarebbe una soluzione molto raccomandabile. Al di là del rischio di escalation atomica, ci sarebbe il non lieve effetto politico di accentuare la dipendenza di Mosca da Pechino, cosa che dispiacerebbe non poco a Washington.

Ecco dunque che arriva, tempestivo, l’annuncio del comandante in capo delle forze russe in Ucraina, Sergej Surovikin del ritiro dal capoluogo della provincia di Kherson e del ripiegamento di 40mila soldati sulla riva Est del Dnipro. «Capiamo – ha detto – che non è una decisione semplice, ma preserverà la vita dei nostri uomini».

È una mossa che probabilmente Mosca aveva in serbo da un po’ di tempo. Ma non è certo privo di significato politico il fatto che l’annuncio sia stato dato proprio in concomitanza con l’esito delle elezioni di midterm negli Usa. Non è difficile cogliere in questa tempistica un segnale di apertura alla trattativa, non in vista di una pace (difficile al momento da raggiungere), ma almeno in direzione di un cessate il fuoco che risparmi vite umane.

Intendiamoci, non è certo automatico che vada effettivamente a finire così. Questa ritirata potrebbe anche significare che i russi vogliono riprendere fiato al fine di scatenare una nuova offensiva.

La cautela d’obbligo. Ma è probabile che, in questi ultimi tempi, sia avverta un po’ ovunque l’azione di un nuovo, temibile stratega militare: il generale Stanchezza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Mondiali2022: Camerun. Onana, Ebosse, Hongla e Anguissa tra i convocati

Articolo successivo

Milano, Smantellato maxi traffico di droga. 42 misure cautelari

0  0,00