Doppio suicidio a Forlì: un caso nel caso. Hanno tutti torto?

sabato, 12 Novembre 2022
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E’ ormai al centro della polemica mediatica il servizio delle Iene, andato in onda su Italia 1 e riguardante il doppio suicidio che si è verificato a Forlì. La tragedia ha colpito in primis Daniele, un ragazzo di 24 anni. Il giovane di Forlì si era innamorato di una ragazza di nome  Irene Martini, conosciuta sui social.

Dopo un anno di chat e migliaia di messaggi, Daniele si era reso conto che “Irene” in realtà non è mai esistita e che dietro a quel profilo si celava un’altra persona, un 64enne di nome Roberto. L’apprensione della notizia ha scaturito inevitabilmente un crollo emotivo e forti scompensi psichici al giovane 24enne, tanto da spingerlo all’atto estremo del suicidio.

Dopo la morte di Daniele, la procura di Forlì ha aperto un’inchiesta che si è conclusa con un decreto di condanna penale e un’ammenda di 825 euro per sostituzione di persona. La  stessa procura ha chiesto però l’archiviazione del caso, perché secondo i pm forlivesi, non è stato ravvisato un nesso causale fra la morte del giovane e il comportamento dell’uomo che si è finto Irene.

Alla luce di ciò i famigliari di Daniele, si sono opposti all’archiviazione, per poi mettersi in contatto con la redazione televisiva delle Iene, che martedì ha mandato in onda un servizio, dove ha spiegato nel dettaglio la vicenda del giovane. La troupe di Italia 1 ha rintracciato l’uomo 64enne che si fingeva Irene, il quale si è limitato a dire che per lui si è trattato di uno scherzo.

La trasmissione, a seguito di tali dichiarazioni ha deciso di continuare a lavorare sul caso, per poi scoprire che oltre a Daniele, altri ragazzi avrebbero iniziato un rapporto via social con “Irene Martini”. Così facendo le Iene hanno dato senz’altro voce alla testimonianza di ragazzi che hanno vissuto la stessa situazione di Daniele, ma al contempo hanno contribuito ad alimentare la gogna mediatica a cui è stato sottoposto Roberto dal giorno stesso in cui è andato in onda il servizio.

Difatti pare sia stata proprio la forte pressione che ha subito il 64enne forlivese a spingerlo a togliersi la vita. A causa di questo recente avvenimento la procura di Forlì ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. L’ufficio giudiziario guidato dal procuratore Maria Teresa Cameli ,vuole quindi indagare sui fatti degli ultimi giorni.

In questo senso, il più grande contributo che l’opinione pubblica e il giornalismo possono apportare alla vicenda è quello di lasciare che la giustizia faccia il suo corso, senza interferenze significative. In attesa di un responso giuridico è però doveroso evidenziare alcuni lati cupi dei social e, Il fenomeno del catfishing rientra pienamente tra questi.

Letteralmente “catfish” significa pesce gatto. Si tratta di un tipo di attività ingannevole sui social network, che prevede l’utilizzo di un account con falsa identità da parte di una persona per raggirare altri utenti. Esso difatti è un fenomeno che colpisce molte più persone di quante si possa credere e si caratterizza come particolarmente pericoloso.

Infatti gli utenti che si celano dietro false identità scelgono con accortezza le proprie vittime, selezionando solitamente soggetti deboli. È bene dire però, che spesso, anche i catfisher stessi sono fragili e di conseguenza le motivazioni che gli spingono a nascondersi dietro false identità sono la solitudine, la tristezza e l’incapacità diffusa di gestire le relazioni. Si tratta dunque di un campo molto delicato dove catfisher e vittime, come ci insegna anche la vicenda di Forlì, spesso hanno le stesse fragilità.

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