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Un lavoro di riscrittura e arrangiamento jazz nella tradizione: la recensione di Onirotree

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Metti una cantante dalla voce strepitosa e un autore raffinato che ha masticato jazz – e non solo – in tutte le salse, aggiungi una band che spettina… e si ottiene Onirotree, il nuovo progetto del chitarrista e compositore Francesco Bruno nato dal dialogo artistico con l’attrice e cantante Silvia Lorenzo: ad unirli l’idea – e desiderio – di avviare un percorso di pura riscoperta di alcune tra le più affascinanti melodie ormai parte della tradizione musicale dei vari paesi del bacino del Mediterraneo e oltre, dando voce anche a sonorità e a spunti musicali le cui origini sono ancora oggi spesso ignote.

Tramite nove melodie di tradizione italiana, greca, grancese, sefardita, israeliana e brasiliana, Onirotree parla di amore declinato nelle sue infinite forme,  di passioni che non conoscono né tempo né confini geografici e di un viaggio tra passato e presente dai confini e dai colori indefiniti.

L’artista riesce così a dare una seconda vita alla musica popolare, trasposta però in chiave jazz attraverso un preciso lavoro di riscrittura e arrangiamento: il progetto diventa una vera e propria maniera per proiettare le canzoni in un’altra dimensione, che abbraccia in primis il mondo del jazz: obiettivo ultimo del disco – e dell’arte in generale – dev’essere quello di riuscire a far emozionare, tramite l’armonia e bellezza che la musica può far suscitare.

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