Immigrazione: quali sono i nodi da sciogliere

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Con l’insediamento a Palazzo Chigi del nuovo governo, la tematica dell’immigrazione è tornata ad essere protagonista del dibattito politico, creando non poche polemiche e divergenze ideologiche.

Difatti, la neo-premier Giorgia Meloni ha reso la lotta all’immigrazione uno dei punti cardine del proprio discorso programmatico, affermando che la sicurezza e la legalità del paese, al fine di non essere compromessi, necessitano di una corretta gestione dei flussi migratori.

In questo senso l’esecutivo della neo-premier, ha deciso di adottare un approccio strategico, poiché, a loro avviso, l’immigrazione prima di essere un problema di politica interna e di ordine pubblico, è un problema di politica estera e di geopolitica.

Tra le intenzioni del nuovo governo, in tema di immigrazione, è presente anche il recupero della proposta originaria della missione navale Sophia, operazione nata nel 2015, ma mai attuata. L’obiettivo della missione navale era far fronte alla grave crisi migratoria che stava attraversando l’Italia, con l’intento di contrastare il contrabbando e il traffico illecito di esseri umani.

E’ quindi evidente come la tematica dell’immigrazione ha assunto una posizione di rilievo nel nuovo esecutivo, tanto da riscuotere forte risonanza anche a livello estero. Difatti il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non ha perso tempo ed ha avuto un incontro bilaterale a margine dei lavori del G20 con il Presidente turco Erdogan.

Nel corso del colloquio, riferisce una nota di Palazzo Chigi, i due leader hanno posto l’accento sulla necessità di lavorare insieme per contrastare la migrazione irregolare e favorire la risoluzione della crisi libica.

Seguendo questa linea, la Turchia si è dichiarata pronta ad appoggiare le strategie italiane, mirate ad intervenire con accordi tra Stati del Nord Africa. E’ bene dire però che Il modus operandi di Italia e Turchia sta facendo molto discutere, non solo all’interno del mondo politico, ma anche al di furori di esso.

Le dichiarazioni che hanno richiamato maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica sono quelle dei fratelli Dardenne, registi e sceneggiatori belgi che durante un’intervista hanno dichiarato: «Le parole di Meloni sull’immigrazione sono pericolose».

Infatti Jean-Pierre e Luc Dardenne tornano nelle sale raccontando la storia di due migranti in viaggio verso l’Europa: «Il nostro è un film di denuncia su cosa stanno diventando Italia, Francia e gli altri paesi del continente» hanno affermato i registi belgi. E’ quindi chiaro come il nodo immigrazione abbia sollevato diverse polemiche, creando un vero e proprio sistema di tipo polarizzato all’intento dell’opinione pubblica.

Difatti, come si legge sui social, da una parte è presente una porzione di individui che sostengono fortemente le politiche migratorie del nuovo esecutivo, affermando che il ripristino dell’operazione Sophia assieme alla linea d’azione del ministro dell’Interno Piantedosi, potrebbero essere la risoluzione all’immigrazione illegale.

D’altra parte ci sono coloro che si contrappongono duramente al nuovo esecutivo. Questa porzione di persone afferma che accedere in modo regolare significa avere con sé i documenti necessari all’ingresso, il cui controllo, secondo quanto previsto dai regolamenti dell’Ue, è posto a carico delle autorità del paese di partenza.

Viene, dunque, da chiedersi come dei richiedenti asilo, ovvero persone costrette a lasciare il proprio paese perché oggetto di persecuzioni da parte delle istituzioni, possano chiedere ai funzionari da cui scappano di apporre un timbro sul loro passaporto.
E’ quindi necessario sottolineare che la complessità della tematica è perfettamente tangibile e di conseguenza lo è anche la possibilità di conferire una risposta univoca alla questione.

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