In onda la replica di The Wolf of Wall Street

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A Ftx non sono rimasti neanche i soldi per i francobolli. No, questa frase sulla crisi della celebre piattaforma di scambio di criptovalute non è un modo di dire; l’azienda ha davvero chiesto il permesso di inviare mail, invece delle tradizionali e più costose lettere previste dalla legge, al milione di creditori cui deve 30 miliardi di dollari per informarli che forse non li rivedranno mai più.
Scriviamo forse perché l’unica persona in grado di dire se almeno una parte dei fondi spariti sia recuperabile è sua volta introvabile; parliamo del fondatore della piattaforma e suo ex ceo Sam Bankman-Fried (no, non è uno scherzo, si chiama proprio così), che ormai da giorni si fa vivo solo tramite Twitter, dove prima ha cercato di rassicurare gli investitori spiegando che i depositi dei suoi ex clienti erano coperti, ma poi ha ammesso che la sua memoria “potrebbe essere in parte difettosa”.
Gli inquirenti vorrebbero aiutarlo a ricostruire i suoi ricordi, ma SBF non si fa vedere da giorni. Qualcuno dice sia in Argentina, altri alle Bahamas, oppure in quegli Emirati Arabi dove non più tardi di due settimane fa aveva cercato di elemosinare liquidità per tenere a galla la sua società. Se non altro per ora l’effetto Lehman Brothers temuto da molti, ovvero il rischio contagio alle piattaforme di trading con conseguente esplosione della bolla del mercato crypto, non sembra essersi verificato. Al contrario, senza l’ingombrante concorrente le altre società hanno ricominciato a macinare utili, mentre il bitcoin, che nella giungla crypto rimane la valuta di riferimento, è tornato sopra i 17mila dollari, un valore lontano dai suoi picchi massimi ma pure da quelli minimi.

Se SBF latita e comunica solo a colpi di tweet, molto più loquace è il nuovo ceo di FTX, l’espertissimo gestore di fallimenti John J. Ray, già commissario liquidatore della Enron, l’Eni texana finita in bancarotta una ventina di anni fa. Secondo Ray la situazione a FTX era insostenibile: “Mai nella mia carriera ho visto un fallimento così totale dei controlli aziendali e una completa assenza di informazioni finanziarie affidabili” si è sfogato. Così inaffidabili che neanche i bilanci certificati sono utilizzabili; per capire cosa non ha funzionato nella gestione della piattaforma serviranno probabilmente mesi di lavoro.
Qualche elemento inquietante però già è emerso: FTX avrebbe prestato a Bankman-Fried un miliardo di dollari “per uso personale” e somme non ancora determinate per pagare le case dei dipendenti. Ma quel che è peggio è che i fondi dei clienti sarebbero stati utilizzati – senza che questi lo sapessero – per finanziarie rischiosissime attività di trading di Alameda Reasearch, un fondo d’investimento di proprietà (ma guarda un po’) di Bankman-Fried che è fallito qualche settimana fa.
Azioni del tutto inimmaginabili nel resto del settore finanziario, che è estremamente regolamentato. Ma è proprio per sfuggire alle regole che molti improvvisati investitori e aspiranti lupi di Wall Street hanno deciso di puntare i loro risparmi su questa piattaforma. Dimenticando che quelle regole servono prima di tutto a proteggere gli sprovveduti come loro.

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