Manovra, la Meloni vede la promozione Ue

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Giorgia Meloni sa che questo è lo step più difficile: se supererà più o meno indenne un dicembre difficilissimo da lì in avanti la strada sarà, se non in salita, perlomeno pianeggiante.

Il passaggio decisivo avviene in questi giorni, con l’imminente presentazione della Finanziaria alle Camere e la contemporanea visita dei cinque ispettori inviati a Roma da Ursula von der Leyen con l’incarico di supervisionare i piani italiani per l’utilizzo dei fondi del Next Generation Eu. Una doppia sfida non da poco per l’esecutivo che ha l’oggettivo handicap di essere nato all’inizio dell’autunno.

Sul versante legge di bilancio la Meloni ha deciso di andare per la sua strada, senza preoccuparsi di fare scelte impopolari di fronte al suo elettorato – un lusso che in fondo una premier a inizio mandato si può concedere – ma allo stesso tempo cercando di non andare allo scontro con nessuno; né con gli alleati, né con i sindacati né con Confindustria, destinataria proprio ieri di un discorso al miele col quale la presidente del Consiglio ha detto che “chi produce non va disturbato”.

Confindustria che sarà stata probabilmente contenta di vedere come i pensionamenti anticipati di Opzione donna siano stati ridotti al lumicino, rendendoli disponibili solo per le donne disabili, quelle che assistono parenti non autosufficienti e quelle che sono state licenziate. Non è chiaro poi se ci sarà differenza di trattamento tra donne con o senza figli; allo stato attuale sembra di sì, ma non è detto che il testo cambi di nuovo. In ogni caso dai primi calcoli fatti sembra che ad usufruire della misura saranno meno di 3mila donne e che il costo totale per le casse dello Stato sarà di appena 20 milioni.

Ben più impegnativa sarà la misura simbolo della Lega, la flat tax fino a 85mila euro per i lavoratori autonomi che nel 2023 assorbirà 280 milioni, per poi salire a 346 milioni nel 2024 e 378 nel 2025. Cifre consistenti ma oggettivamente non esagerate; se confermate di sicuro spegnerebbero i proclami incendiari dell’opposizione che aveva denunciato chissà qualche sperpero di soldi pubblici.

Rimane nel limbo invece la proposta – teoricamente gratuita ma che potrebbe avere ricadute in termini di mancate entrate per un aumentato rischio di evasione – sull’eliminazione dell’obbligo di utilizzo del Pos per i pagamenti sotto i 60 euro. Il governo sembra convinto della bontà della misura, ma uno stop potrebbe arrivare dall’Europa, che giudicherebbe la proposta “non in linea con gli obiettivi del Pnrr”. Una bella comodità; dato che il Pnrr copre volendo ogni decisione economica del governo in questo modo Bruxelles si arroga il diritto mettere bocca ovunque.

Difficilmente però dalla Ue avranno da ridire sulla famosa tassa sugli extra-profitti, che promette di essere una delle principali fonti di finanziamento della Finanziaria, arrivando a coinvolgere circa 7mila aziende, tutte impegnate nella produzione o vendita di energia elettrica. Il contributo del 25% calcolato sull’Iva per il 2022 (come stabilito del governo Draghi) passa al 50% calcolato però sull’imponibile Ires. Una misura che la Meloni aveva invocato quando era sui banchi dell’opposizione e ha ora realizzato con poche modifiche.

Se il doppio esame dell’Aula e dei tecnici di Bruxelles le permetterà di arrivare non troppo sballottata all’inizio del 2023 c’è da credere che la Meloni avrà davvero consolidato la sua presa sul Paese.

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