Iran-Stati Uniti: dal calcio alla geopolitica 

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Una fonte della Cnn ,coinvolta nella sicurezza dei giochi  in Qatar, ha affermato che le famiglie dei calciatori della nazionale iraniana sarebbero state minacciate di arresto e tortura prima della partita contro gli USA. Ad avviso della tv americana, le cause della presunta minaccia, risiedono nel rifiuto dei calciatori iraniani di cantare l’inno nazionale nella loro partita di apertura contro l’Inghilterra il 21 Novembre.

A seguito dell’atto di solidarietà della nazionale nei confronti delle proteste che da settimane infiammano l’Iran, i giocatori sarebbero stati convocati per un incontro con i membri del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane. In questa occasione, gli sarebbe stato comunicato che le loro famiglie avrebbero affrontato violenze e torture se non avessero cantato l’inno nazionale, o se avessero aderito a qualsiasi protesta politica contro il regime di Teheran.

Difatti nella partita successiva, contro il Galles del 25 Novembre, i giocatori della nazionale hanno cantato l’inno. La fonte della Cnn, a seguito di una serie di operazioni di monitoraggio, ha riferito che ai calciatori non sarebbe stato concesso uscire dagli ambienti riservati alla squadra, al fine di non incontrare stranieri.

In questo senso, ciò che ha contribuito alla trasformazione della  sfida tra Stati Uniti e Iran in uno scontro politico, è senz’altro la vicenda del 27 Novembre. Difatti, in quella data, il governo di Teheran ha richiesto che gli USA venissero estromessi dalla competizione, dopo che sugli account social della Federcalcio statunitense era apparsa la bandiera iraniana senza l’emblema della repubblica islamica, in segno di solidarietà verso le proteste.

La bandiera è stata poi rimossa in seguito alle lamentele di Teheran, anche se gli Usa sostengono che questo sia sempre stato il piano iniziale.

E’ quindi chiaro come all’interno del match calcistico la prima componente a scendere in campo è stata quella di tipo politico. Difatti Iran-Stati Uniti è una partita che va oltre il calcio. Si tratta di un confronto tra civiltà diametralmente opposte, che presentano però conti in sospeso comuni, risalenti alla rivoluzione islamica del1979.

Difatti in quell’anno, si verificò une vera e propria crisi diplomatico-politica fra Stati Uniti e Iran, nata in seguito all’occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran, da parte di un gruppo si studenti iraniani. Gli agenti diplomatici furono poi rilasciati, ma questo non fu sufficiente al raggiungimento della piena risoluzione della crisi.

In Qatar la sfida si è conclusa con il goal di Pulisic, che ha comportato l’accesso agli Stati Uniti agli ottavi di finale e l’esclusione dell’Iran dai mondiali. A seguito dell’eliminazione, la squadra si appresta a fare il suo rientro in patria, dove il clima che la attende, è tutt’altro che confortante.

Difatti, la sconfitta dell’Iran è stata accolta con grande entusiasmo dal popolo iraniano stesso. Agli occhi di molti potrebbe sembrare una reazione anomala o di difficile comprensione, ma  la spiegazione arriva da un giornalista iraniano residente in Italia che ha dichiarato: «Se la vittoria della nazionale di calcio è stata la festa degli oppressori, naturalmente la sua sconfitta rende felice la nazione oppressa».

 

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