Risale al 2014 la sentenza che condannò la cittadina londinese Sarah Sands a quattro anni di reclusione per l’omicidio del 77 enne Michael Pleasted sorpreso da lei stessa nell’atto di molestare i suoi tre figli.
Di nuovo in libertà dal 2018, la famiglia della signora Sands ha recentemente fatto comparsa sulla BBC insieme alle tre giovani vittime.
Un’intervista forse inaspettata quella rilasciata dai ragazzi, che senza battere ciglio, si sono dimostrati fermamente grati alla madre per il gesto estremo da lei commesso in nome del desiderio di giustizia.
“Ci ha fatto sentire più sicuri, è bello sapere che sia morto”, così i figli della Sands commentano le azioni della madre, senza condannare nulla di ciò che è stato commesso.
Vendetta lecita o reato da condannare? A circa due settimane di distanza dall’intervista in questione, il dibattito sembra essersi riacceso con fervore. Cosa diventa ammissibile dove la giustizia non arriva? L’opinione pubblica si trova inevitabilmente scissa di fronte alla questione.
Da un lato chi sostiene che la giustizia “self made” sia necessaria laddove il tribunale non agisce, dall’ altro chi difende ad oltranza lo stato di diritto.
In aggiunta a queste posizioni opposte si sente anche qualche voce più moderata, a sostegno della necessaria condanna della signora, che avrebbe però pagato il giusto prezzo per le sue azioni.
Di fondamentale rilevanza ai fini del dibattito, ricordare che Michael Pleasted sarebbe stato un “pedofilo seriale” con più di 24 condanne a suo carico per reati della stessa natura.
Un vizio incallito eppure mai veramente condannato? Questo perché il pluricondannato viveva serenamente nel quartiere sotto falso nome, lavorava in un’edicola locale e non destava sospetti alcuni, finché i tre ragazzi non hanno deciso di denunciare.
Una rivelazione che senza dubbio non passa inosservata davanti agli occhi di chi sostiene l’innocenza, totale o parziale, della madre britannica.
Forse il gesto estremo della signora, sostengono in molti, è stato un sacrificio necessario per “togliere dalle strade” un pericolo reale e riconosciuto come tale dal sistema giudiziario ma inspiegabilmente ancora libero di spaventare sotto mentite spoglie.
La realtà dei fatti però, è che Sarah Sands ha scontato 4 anni di galera con l’attenuante della “perdita di pieno autocontrollo” e conseguente accusa di omicidio “involontario”.
Un prezzo considerato giusto dalla maggior parte del pubblico che, seppur diviso nell’interpretazione dell’accaduto, conviene quantomeno nel comprendere la rabbia che, nel torto o nella ragione, deve aver investito cuore e cervello della povera madre, quando si è trovata dinanzi l’uomo che ha segnato per sempre la vita dei suoi figli.
Cosa stabilisce quindi il prezzo della libertà? La giurisdizione o l’empatia che ha portato milioni di persone ad abbracciare, metaforicamente, un’assassina?
Se per legge l’omicidio è il reato più grave che un individuo possa commettere, come funziona realmente la bilancia della giustizia dove il suo braccio non arriva?
di Gianluigi Gazerro



