Gli ambientalisti hanno colpito di nuovo e questa volta a Torino, dove un muro ha bloccato l’ingresso dell’assessorato.
L’azione è stata spiegata da una delle attiviste che ha dichiarato: «La maggioranza che governa la Regione sta raccontando di star facendo tutto il possibile per contrastare la crisi ecoclimatica. È arrivato il momento che l’assessore Marnati e questo assessorato spieghino ai cittadini come pensano di raggiungere l’unico obiettivo che questo governo si è dato: dimezzare le emissioni sull’intero territorio regionale entro il 2030. Tutto il resto sono solo dichiarazioni vuote, volte a nascondere la propria inadempienza”.
Il muro di cemento, alto più di due metri e con scritto: “Crisi climatica. Chiuso per inadempienza”, è stato costruito proprio all’ingresso dell’assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte e poi davanti ad esso, gli ambientalisti del movimento “Extinction Rebellion”, hanno protestato contro le politiche ambientali della Regione. Gli attivisti quindi si sono riferiti alle parole pronunciate dall’assessore Matteo Marnati che, proprio nei giorni precedenti, ha parlato dei grossi interventi per il 2023.
In realtà un’ulteriore denuncia è arrivata già qualche giorno prima, precisamente domenica pomeriggio, quando gli ambientalisti hanno colorato di nero le acque delle fontane del Po e della Dora in Piazza Cln, una protesta contro “la gravissima siccità e l’inadempienza politica regionale”.
Anche se non sono stati riportati danni, le proteste degli ambientalisti hanno scatenato uno tsunami di polemiche, il quale si è diviso tra chi ha denunciato apertamente la gravità dei fatti e chi, invece, ha posto l’attenzione sull’urgenza dei temi trattati dagli attivisti nell’ambito di questi gesti, estremi ma efficaci perché ormai tutto il mondo ne è venuto a conoscenza e ne ha parlato.
Adesso è stato costruito un muro, qualche giorno fa al centro delle azioni ci sono stati monumenti, prima ancora i quadri. Insomma nel tempo le proteste si sono diffuse, moltiplicate e differenziate, ma tutte hanno avuto un punto in comune oltre il cambiamento climatico, cioè il patrimonio artistico e culturale.
E, anche se al momento non sono stati causati danni effettivi, non è da escludere la possibilità che qualcuno possa replicare tali gesti in maniera diretta e irreparabile al patrimonio artistico e culturale, il quale ha bisogno di protezione e rispetto, anziché essere nel mirino.



