Partiamo dai fatti, certo, ma facciamo innanzitutto chiarezza su un punto; quello che i giornali hanno pudicamente (o furbescamente) chiamato “scandalo Qatar-Parlamento europeo” è prima di tutto uno scandalo Qatar-partiti socialisti europei, Italia in testa.
E veniamo ai fatti, appunto; lo scorso sabato la procura federale del Belgio ha annunciato l’arresto di sei persone, tra le quali spiccano la vice-presidente socialista del Parlamento UE Eva Kaili, il suo compagno Francesco Giorgi e l’ex europarlamentare (prima al Pd, poi ad Articolo Uno) Antonio Panzeri, per il quale Giorgi aveva lavorato come assistente. Un’altra persona finita agli arresti e destinata a far parlare di sé è poi Niccolò Figà-Talamanca, a capodella ong No Peace without justice. Sono tutti accusati di aver accettato mazzette da non meglio specificate autorità del Qatar per parlare positivamente del paese in vista dei Mondiali. Insomma, uno scandalo tutto di sinistra.
È ancora presto per trarre conclusioni, ma le accuse in ballo sono serissime: corruzione, riciclaggio e associazione a delinquere. Secondo i giudici di Bruxelles le autorità del Qatar avrebbero consegnato grosse cifre in contante (in caso della Kaili sarebbero stati trovati addirittura sacchi di denaro) e in cambio i politici avrebbero parlato positivamente del paese e avrebbero preso decisioni in suo favore in sede parlamentare.
La strategia del Qatar era raffinata; il paese aveva un problema d’immagine per quanto riguarda i diritti dei suoi lavoratori-schiavi, immigrati in massima parte provenienti da India e Pakistan. Secondo il quotidiano britannico Guardian almeno 6.700 di loro avrebbero perso la vita nei dieci anni necessari per ultimare tutti gli impianti, ma il numero potrebbe essere molto più alto. Occorreva quindi coinvolgere politici di sinistra, storicamente più attenti alla questione dei diritti dei lavoratori, e in particolare i più vicini alle attività sindacali. A questo proposito spicca l’esperienza dell’italiano Panzeri, sul cui curriculum figura l’impegno come segretario generale della Camera del Lavoro di Milano.
Proprio Panzeri, che nei primi report giornalistici figurava in maniera più defilata, sembra rischiare di trovarsi al centro dello scandalo. L’interesse degli inquirenti si è infatti concentrato sulle attività della ong Fight Impunity, da lui fondata nel 2019 proprio alla fine della sua esperienza come europarlamentare. L’associazione aveva subito cominciato a collaborare con la ong No Peace without justice organizzando eventi e convegni all’Europarlamento, partecipando ai quali si aveva l’impressione che il Qatar fosse la culla di un rinascimento arabo.
A questo proposito spicca l’intervento della Kaili in occasione della discussione tenuta a Strasburgo proprio a proposito della coppa del mondo: “I Mondiali in Qatar sono l’esempio concreto di come la diplomazia dello sport possa portare a una trasformazione storica di un paese, le cui riforme ispirano il mondo arabo” aveva detto. Non contenta, se l’era poi presa con l’Occidente che si ostinava a far pesare il suo complesso di superiorità: “Alcuni qui chiedono che i qatarioti siano discriminati – aveva accusato – li bullizzano e accusano di corruzione chiunque parli con loro. Però comprano il loro gas e hanno compagnie che in Qatar fanno miliardi. Non abbiamo il diritto morale di fare lezioni per andare a caccia dell’attenzione dei media”.
Nelle prossime ore avremo più informazioni, sapremo se e in che maniera le attività di Panzeri e Kaili erano collegate, ma una cosa è certa: questo è forse il più grave scandalo politico dell’ultimo ventennio. La sinistra italiana – già ammaccata dal caso Soumahoro – dovrebbe cominciare a riflettere sugli avventurismi sindacali di personaggi che ignorano le sigle storiche per dimostrarsi deboli, debolissimi, di fronte a certe tentazioni.



