Viaggiare per tornare o per trovare?

martedì, 13 Dicembre 2022
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estate viaggi

File interminabili e brulicanti sulle autostrade, in stazioni e aeroporti nei giorni che precedono le festività saranno anche quest’anno il chiaro segnale del ritorno a casa di migliaia di persone, i cosiddetti “fuori sede”.

Un fenomeno che avviene a tutte le latitudini, se si considera che il Capodanno lunare cinese muove un flusso di 200 milioni di persone e 3,5 miliardi di viaggi – la più grande migrazione annuale di esseri umani sulla Terra, e che il 27% degli americani fa ritorno a casa per festeggiare con la propria famiglia il Giorno del Ringraziamento. Fenomeno non dissimile in Italia, dove soprattutto gli emigrati al Centro-Nord, studenti o lavoratori che siano, fanno ritorno nelle loro terre natie.
Viene però da chiedersi che cosa rappresenti quello spostamento che spinge a voler rientrare nell’alveo protettivo delle proprie radici: un ritorno in un luogo o un ritorno in se stessi?

Ritornando a casa, si ritorna a un’origine che il “vivere lontano da casa” fa dimenticare, spesso un mondo che più il tempo passa e sempre meno ci assomiglia. Un mondo di cui, però, quasi mai si riesce a fare a meno.
Ritornando a casa si va incontro e si ritrova ciò che si era, perché non c’è nulla, come tornare in un luogo che non è cambiato, per rendersi conto di quanto si è cambiati.
Ritornando a casa si ha l’impressione, dopo poco, di non essersi mai allontanati, cristallizzati come sono il tempo, le storie, le persone, i rituali.

Il ritorno a casa – per il quale gli anglosassoni hanno coniato un termine apposito, “homecoming” per l’appunto, spesso sopperisce all’assenza di un altrove da poter chiamare allo stesso modo casa, un viaggio verso le origini che custodiscono il sé più autentico, una dimensione esistenziale tra labirinti di emozioni, profumi, memorie su cui il flusso della vita e degli eventi ha abbassato un po’ l’interruttore, tenendoli in penombra tutto l’anno ma che poi, in un solo colpo, si riaccendono e abbagliano prepotentemente.

Ritornare a casa è una tregua di serenità tra ciò che è stato e ciò che verrà, perché dopotutto “un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo”; dove gli anni passati, quando si è andati via, raccontano storie che i giorni non conoscono, dove ci sarà sempre un solo motivo per cui non si vorrebbe mai partire, ma che in fondo è lo stesso che spinge sempre a tornare.

Loredana Capobianco

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