L’UNESCO fa retromarcia per la prima volta e cancella il Carnevale di Ath dalla lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Il movente sarebbe il contenuto razzista della parata.
Nell’ occhio del ciclone il personaggio del “Selvaggio”, simbolo dell’evento. La tradizione vuole che venga rappresentato come un uomo di colore con tanto di anello al naso e catene ai polsi, l’usanza tipica della parata sarebbe quella di lanciare oggetti di ogni tipo addosso al personaggio in questione, che nel frattempo si sbraccia urlando in mezzo alla folla.
Il “Selvaggio” dovrebbe di fatto simboleggiare ed onorare il ricordo dei successi coloniali belgi nel continente africano, riferimento che di certo non intende passare inosservato e che, proprio per questo motivo, ha segnato la sua condanna definitiva.
Durante il diciassettesimo incontro del Comitato per il Patrimonio immateriale a Rabat (Marocco), infatti, è stata messa in risalto a gran voce la natura razzista del personaggio e si è votato all’unanimità per la cancellazione dell’ evento.
Tra le voci più forti quella del Botswana e degli altri paesi africani, toccati in maniera particolare dalla questione.
Si aggiungono al coro un “mea culpa” del Belgio stesso e le parole ferme del presidente di sessione Samir Addhare il quale si dichiara “profondamente scioccato” dal contenuto dell’evento in quanto africano ed universalista.
Se all’interno del Comitato la scelta è risultata favorevolmente accolta però, una fetta non indifferente dell’opinione pubblica la pensa diversamente e condanna il “politicamente corretto” per l’opera di censura.
Ma si tratta davvero di un’opera di censura? La risposta è no, si svolgerà come ogni anno e a riprova che la cancellazione dell’evento dalla lista dei Patrimoni immateriali dell’umanità non ne pregiudica lo svolgimento, né tantomeno rappresenta una censura.
Che il tema fosse controverso, infatti, lo si sapeva da anni, proprio per questo motivo già da tempo si cercava di smorzare il più possibile l’aspetto offensivo della manifestazione.
A giustificare la decisione dell’UNESCO le parole dell’italiano Pier Luigi Petrillo, Presidente del Comitato degli esperti: “Il senso di questi riconoscimenti è facilitare il dialogo tra culture diverse, non affermare l’unicità del proprio patrimonio identitario”. L’ipotesi della “cancel culture” sembrerebbe dunque da scartare in partenza.
Al suo posto, la presa di coscienza che questo specifico tratto dell’evento, ritenuto dall’Organizzazione “altamente razzista”, non sposa i criteri che la stessa ritiene essenziali per far parte della lista.
Di Gianluigi Gazerro
