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Qatar Gate: l’Europa che non va

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E’ ormai noto lo scandalo che negli ultimi giorni sta facendo tremare l’Europa. Difatti si tratta del più grande caso di presunta corruzione della storia del Parlamento Europeo. l’indagine coinvolge in particolare il gruppo dei Socialisti e Democratici. Le ipotesi accusatorie sono di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e corruzione da parte di uno Stato del Golfo.

Lo stato in questione non è ancora stato identificato ufficialmente, poiché Il nome non è stato fatto esplicitamente dai magistrati, ma la stampa ha individuato nel Qatar il Paese in questione. In questo senso il fine ultimo del Qatar sarebbe stato quello di influenzare, tramite generose ricompense, decisioni strategiche, geopolitiche ed economiche del Parlamento Europeo.

L’inchiesta è portata avanti dalla Procura federale del Belgio che ha confermato l’arresto di quattro persone: la vicepresidente greca del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’ex europarlamentare del Pd e fondatore della ong Fight Impunity, Pier Antonio Panzeri, il suo ex assistente e compagno di Kaili Francesco Giorgi e il segretario generale di un’altra ong, No Peace Without Justice, Niccolò Figà-Talamanca.

In seguito sono stati fermati ma poi rilasciati il padre di Kaili e un quarto italiano, Luca Visentini, segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati. Il Qatar, essendo tra i protagonisti della vicenda si è subito espresso.

Difatti il ministero degli Esteri dell’emirato ha categoricamente respinto qualsiasi tentativo di associazione all’inchiesta, affermando che i rapporti quattrini internazionali sono improntati unicamente nel rispetto degli accordi e delle leggi internazionali.

La complessità della vicenda è tangibile, d’altronde si sta parlando di un vero e proprio attacco alle istituzioni, che inaspettatamente proviene dall’interno. Le polemiche, così come le opinioni contrastanti in merito alla questione sono molteplici, soprattutto su suolo nazionale, visto il coinvolgimento di quattro italiani.

Si potrebbe pensare, data la forte connotazione politica su cui si struttura la questione, che le divisioni si siano strutturate, come tipicamente accade tra centro destra e centro sinistra. Lo schema questa volta è cambiato. Difatti i contrasti maggiori si sono verificati all’interno del centro sinistra stesso: da un lato sono presenti coloro che cercando di assolvere, senza alcuna competenza giuridica  il gruppo europeo dei socialisti e democratici.

Tra questi troviamo Brando Benifei, che durante la trasmissione “Omnibus” in onda su la 7 ha affermato che “Ci sono rumors abbastanza convincenti che lei stesse passando al centrodestra” riferendosi alla Kaili. D’altra parte c’è chi non ammette giustificazioni ed ha deciso di proseguire su una linea dura.

Ne sono un ‘esempio alcuni membri della commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico che hanno deciso di sospendere in via cautelare l’europarlamentare Andrea Cozzolino, dall’albo degli iscritti e degli elettori del Pd e da tutti gli organismi del partito di cui dovesse eventualmente essere parte. E ciò fino alla chiusura delle indagini in corso da parte della magistratura.
La vicenda si presenta come articolata e complessa, ma ciò che è di facile deduzione è senz’altro la forza e al contempo la fragilità di un’istituzione di tale portata. La procura federale del Belgio sta seguendo una pista ben precisa e fino al momento di un responso la questione resta ovviamente aperta.

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