E’ in programma fino al 13 febbraio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”.
L’esposizione nasce da una collaborazione tra il MANN, il Ministero greco della Cultura, l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, con il contributo della Regione Campania ed è organizzata da Villaggio Globale International.
Dopo quarant’anni dall’ultima esposizione in Italia, la mostra racconta il mondo affascinante e complesso di Bisanzio con oltre 400 opere e prestiti da 57 istituzioni e musei italiani e greci e segna una seconda tappa della ricerca del MANN legata al tema del postclassico in Campania, iniziata nel 2018 con i Longobardi.
La rassegna, curata da Federico Marazzi dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, affronta diversi temi: la struttura del potere e dello Stato, l’insediamento urbano e rurale, gli scambi culturali, le arti e le espressioni della cultura scritta, la religiosità e sviluppa in quindici sezioni le tappe e le fasi storiche dell’ Impero Romano d’Oriente, anche noto come Bizantino.
Questo termine, coniato nel XIX secolo, si riferisce all’antico nome di Costantinopoli, ovvero Bisanzio, prima della rifondazione della città da parte di Costantino I nel 330. L’impero bizantino altro non è che la parte orientale dell’Impero romano, che sopravvisse fino al 1453, anno della presa della città da parte dei Turchi Ottomani. La sua storia supera di 1000 anni quella della parte occidentale, la quale, come è noto, cadde nelle mani del barbaro Odoacre nel 476.
La mostra, allestita tra l’atrio e l’enorme Salone della Meridiana, si focalizza sulla città di Napoli che fece parte dell’Impero per circa sei secoli e vuole mettere in luce i rapporti decisivi ma molto spesso trascurati tra la Grecia e l’Italia meridionale.
Infatti, sebbene gli ultimi territori bizantini in Italia furono perduti per mano dei Normanni nel 1071, il legame con l’impero rimase forte. Basti pensare ai capolavori affrescati o decorati a mosaico da maestranze bizantine in Italia, che ancora oggi non smettono di meravigliare.
Commenta così il direttore del Museo, Paolo Giulierini: “Anche quando il dominio bizantino di Napoli si evaporò, questo legame con l’Impero non fu mai rinnegato e si trasformò in volano per tenere vivi i contatti con il Mediterraneo, la tensione verso altri mondi”. Nonostante tutto questo, il nostro passato bizantino è spesso oscurato da altri periodi della nostra storia.
Le opere esposte provengono non solo dalle collezioni del MANN ma anche da una serie di prestigiosi musei italiani e greci. Sono inoltre presentati al pubblico per la prima volta un gran numero di reperti ritrovati durante i lavori di costruzione delle metropolitane di Salonicco e di Napoli. I manufatti di vario genere, icone, codici miniati, gioielli, oggetti di uso quotidiano, raccontano la società bizantina.
Le sculture e le monete, in particolare dai Musei di Atene e Salonicco e dalle collezioni del MANN, creano una galleria dei ritratti di imperatori: Teodosio, Giustiniano, Basilio II, Giovanni II Comneno e altri ancora.
Inoltre contenuti multimediali ricostruiscono Bisanzio nel momento del suo massimo splendore.
Suggestive le croci greche d’oro e d’argento, collane, croci pettorali e pendenti e alcuni sigilli di autorità della Chiesa d’Oriente dimostrano la forza delle “gerarchie ecclesiastiche” dell’epoca.
“Bisanzio, poi Costantinopoli, è l’emblema di un centro permeato da molteplici culture e popoli – ha aggiunto il direttore del MANN – e addirittura un centro che passa dal paganesimo al Cristianesimo e poi alla divisione nell’ambito del Cristianesimo tra Chiesa Ortodossa e Chiesa Cattolica. Quindi un mondo che ci spiega la realtà di oggi”
Il celebre scrittore inglese Robert Byron attribuiva la grandezza di Bisanzio alla «triplice fusione» di un corpo romano, una mente greca, un’anima orientale e mistica.
Oltre alla mostra, la regione Campania promuove una guida degli itinerari bizantini sicuramente poco conosciuti e tutti da scoprire. Per esempio, perché non iniziare dalla meravigliosa basilica di Sant’Angelo in Formis? Non lontano da Capua, essa custodisce al suo interno un importante ciclo di affreschi dell’XI secolo.
E perché non approfittarne per trascorrere del tempo a passeggiare per le viuzze del centro storico di Napoli, per scoprirne i suoi tesori e perché no, in questo periodo, visitare i presepi di San Gregorio Armeno?
Sofia Barilari



