Metaverso, le sfide e le opportunità

giovedì, 5 Gennaio 2023
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Non importa su quale social network tu sia, una cosa è certa: almeno una volta negli ultimi giorni hai visto i tuoi amici postare le foto dei loro avatar nelle più disparate versioni.
Immagine realistica, impersonati nei mestieri più stravaganti, versione Manga, di un’altra etnia o direttamente da una diversa epoca storica.

E’ proprio alla poliedricità degli avatar che si deve l’imminente successo dell’applicazione, divenuta in pochi giorni quasi completamente a pagamento, down ai.
Un “gioco” che ha coinvolto migliaia di utenti e che ci spinge ad una sempre più necessaria riflessione nei confronti del metaverso.
Quali possono essere le ragioni che spingono tutte queste persone a voler creare un proprio avatar in una realtà virtuale? Si può realmente parlare di semplice curiosità? Quali sono i reali aspetti positivi e negativi che caratterizzano il metaverso?

L’instancabilità, una bellezza esacerbata rispetto al reale, l’assenza di contatti umani diretti, la possibilità di compiere viaggi senza allontanarci mai dalla nostra dimora… sono solo alcuni dei possibili placebo derivanti dall’utilizzo della realtà virtuale. Stati d’animo alterati, effetti allucinogeni nei confronti di una realtà che in verità noi percepiamo, ma in cui non siamo immersi. Sintomi, fino ad oggi, tipici quasi esclusivamente delle droghe.

Ma siamo sicuri che in un mondo con più di otto miliardi di persone la via di allontanamento dalla concreta dimensione collettiva sia la strada giusta da intraprendere?
E se al tempo stesso fossero le persone con gravi disabilità e malattie neurovegetative a ricorrere all’utilizzo di questi escamotage per entrare in una dimensione che gli consentirebbe finalmente l’accesso ad una “vita normale”?
Per i malati di SLA e di handicap il metaverso potrebbe essere l’occasione giusta per avere un’altra vita, una chance virtuale nelle possibilità sottratte da quella materiale. Che “dawn ai” non sia realmente “l’alba” dei nuovi volti…

Maria Longobardi

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