Appello a Meloni, il ceto medio non ce la fa più

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18 milioni di persone (e relative famiglie). Grosso modo la metà della popolazione italiana. Parliamo dei lavoratori dipendenti, il ceto medio in eterno affanno, i grandi dimenticati del governo Meloni che, per soddisfare al meglio il suo elettorato di riferimento, composto soprattutto di piccoli imprenditori e commercianti, ha finora dimenticato del tutto i lavoratori salariati, lasciandoli soli alle prese con un’inflazione altissima (il doppio rispetto a quella spagnola e francese). Inflazione che, in assenza di aumenti salariali e misure ad hoc come la flat tax, sta impoverendo in maniera impressionante il popolo degli stipendiati.
Ultimo disagio in ordine di tempo l’aumento dei carburanti che, all’indomani della fine dello sconto sulle accise deciso dal governo per l’inizio del nuovo anno, ha decretato una specie di far west alla pompa. In autostrada non è raro trovare distributori che pretendono 2,5 euro per un litro di gasolio e oltre 2 euro per la benzina; aumenti ovviamente molto maggiori di quelli attesi, considerando che lo sconto a carico dello stato pesava per appena 18 centesimi di euro.
L’esecutivo, in ordine più o meno sparso, ha promesso iniziative a tutela dei consumatori, punizione dei responsabili, coinvolgimento della Guardia di Finanza eccetera eccetera. Finora hanno pubblicato dichiarazioni di fuoco sui social o interviste sdegnate sui quotidiani nazionali il titolare delle Infrastrutture Salvini, quello dell’Ambiente Pichetto Fratin e delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. Un bel battage mediatico per salvare la faccia, intanto però i prezzi sono quelli e nessuno risarcirà i cittadini per i rifornimenti-rapina, con un pieno che costa quasi 10 euro più di prima.
E le cose non vanno meglio al supermercato; l’Unione dei consumatori ha calcolato che solo di pane e pasta una famiglia spende ormai 100 euro in più all’anno. Poi ne occorrono 92 in più per la verdura, 87 per la carne, 70 per il latte e i formaggi. Insomma, la tredicesima ormai se ne va tutta per tenere a bada il carrello della spesa.
Impressiona che il governo sia stato finora incapace di reagire con qualche misura di sollievo per i cittadini che non possono in alcun modo aumentare le proprie entrate. La Spagna ad esempio, che pure ha dei fondamentali economici non troppo diversi dai nostri, è riuscita ad abbattere le imposte su alimenti indispensabili come pane, latte e verdura. È vero che il governo Meloni ha ridotto dal 22 al 5% l’Iva sui prodotti per l’infanzia, ma questo calo non si è per ora tradotto in un abbassamento dei prezzi finali per i consumatori.
Tornando alla questione carburanti giova ricordare che il taglio delle accise era particolarmente utile ai lavoratori dipendenti in quanto era uguale per tutti, a prescindere da quelle fasce di reddito che in Italia misurano più che altro il tasso di evasione e finiscono per favorire due volte chi le tasse non le paga. Una verità che la Meloni non può dire, ma speriamo sappia tenere in considerazione quando ci saranno da varare le prossime misure economiche.

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