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Fuoristrada o fuori portafogli? Green economy quanto mi costi

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È un fuoristrada ma disponibile solo con la trazione anteriore. È grande quanto una Punto ma costa 40mila euro (la base; se la volete accessoriata preparatevi a sborsarne 50mila). È americana ma negli Stati Uniti non sarà venduta. Ovviamente è elettrica. Questo strampalato identikit è bastato ai 57 giornalisti del premio Auto dell’anno per decretare la Jeep Avanger la vettura migliore del 2023 e quindi sancire che in Europa, quanto a politiche sull’auto, siamo definitivamente ammattiti.

Il riconoscimento in questione infatti segue a ruota le assurde decisioni del Parlamento Europeo, secondo il quale a partire dal 2035 (sembra manchi tanto ma mancano poco più di dieci anni) non dovranno essere più vendute vetture nuove a motore termico. Dovremo andare tutti in elettrico, che ci piaccia o no: ecco quindi che le case automobilistiche si adeguano sfornando modelli costosissimi e dalla scarsa autonomia e le riviste di settore le premiano come se fossimo di fronte a chissà qualche rivoluzione tecnologica.

Se di rivoluzione dobbiamo parlare infatti, è semmai commerciale e a beneficiarne sarà la Cina, maggiore produttore mondiale di batterie e soprattutto proprietaria di gran parte delle miniere di litio a livello mondiale, senza le quali è impossibile assemblarle.

Gli effetti di questo dominio si fanno già sentire: se per mettersi in casa una citycar elettrica occidentale come la Avanger occorrono 40mila euro, ce ne vogliono 5mila in meno per ordinare al concessionario una grossa familiare cinese come la MG5. E siamo solo all’inizio dell’invasione: nei prossimi anni le case del Dragone, che secondo le ultime stile sono in grado di costruire vetture spendendo il 40% per cento in meno dei concorrenti del vecchio continente, promettono di immettere sul nostro mercato decine di modelli sempre meno costosi, adatti al ceto medio impoverito dall’inflazione che certe somme per una macchina buona giusto per gli spostamenti in città non potrebbe mai spenderli.

Una prima prova: il gigante BYD, che lo scorso agosto ha lanciato tre suoi modelli di auto elettrica in Germania e nei paesi scandinavi, ha appena ordinato sei navi cargo da 7700 veicoli l’una. Immaginatele fare la spola, ogni giorno dell’anno per i prossimi vent’anni, tra Cina ed Europa.

La reazione del capo di Stellantis Carlos Tavares, la mega azienda a conduzione francese che comprende quel che resta della Fiat e la Jeep, è stata tutt’altro che convincente: parlando al CES 2023 di Las Vegas (la maggiore fiera al mondo dedicata alle nuove tecnologie) ha spiegato di voler convincere i consumatori a comprare le sue auto facendo alzare a suon di dazi i prezzi dei competitor cinesi. La soluzione proposta quindi non è cercare di rendere le vetture made in Europe un po’ meno costose, ma costringere i consumatori a fare un mutuo pure per comprarsi un’utilitaria.

E i giornalisti specializzati, invece di denunciare l’assurdità del ragionamento, applaudono e premiano una macchina – di sicuro piacevole alla vista e ben fatta, per carità – che con 40mila euro ti permette giusto di andare a fare la spesa. Magari parcheggiando sul marciapiede perché, sapete, è un fuoristrada.

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