Perché la protesta per il clima è ancora sterile?

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Blocchi stradali, blitz alle ruote dei SUV, vernice lavabile su opere d’arte e palazzi delle istituzioni.

Un coro ambientalista sempre più forte per una società sempre più stufa, ed il vero problema, la crisi climatica, rischia di essere dimenticato.
In Italia, gli attivisti di Ultima Generazione hanno dimostrato di sapere come far parlare di sé, ma sembrano non saper parlare alle persone.
Con la scelta di creare disagio ai cittadini, l’effetto che stanno ottenendo dalle proteste è quello di mettere in secondo piano il vero motivo delle proprie battaglie. Tutto ciò che al pianeta non serve.

Che i metodi scelti siano sbagliati? Troppo drastici o forse troppo poco? Semplicemente, ad essere sbagliato è l’obiettivo. Secondo la maggior parte delle persone infatti, il movente delle proteste sarebbe condivisibile; lo stesso non si può dire invece per le azioni compiute.
Dal coraggioso atto di bloccare un’autostrada, al timido tentativo di fare scalpore “rovinando” i palazzi delle istituzioni con vernice lavabile.
Gli attivisti sembrano tanto confusi sui metodi della rivoluzione, quanto sicuri di voler mettere disordine in una società troppo indifferente.

Quella che doveva essere una battaglia delle persone contro lo Stato e contro gli interessi economici che ogni giorno contribuiscono a peggiorare la situazione del pianeta, è finita per diventare fumo negli occhi di chi dovrebbe aprirli, gli attivisti infatti combattono ancora da soli.
La comunicazione sta giocando quindi un ruolo da protagonista nella grande partita per l’ambiente, fino ad ora però, si sono visti solo autogol ed effetti collaterali.

Nel frattempo, al World Economic Forum di Davos, concluso il 20 Gennaio dopo 4 giornate di discussioni fra i “potenti del mondo”, la vera protagonista è stata Greta Thunberg.
Stessa determinazione, stesso carattere, stessa battaglia di sempre; insieme ad altre giovani attiviste, Greta ha riportato sul tavolo dei colossi lo scomodo tema della crisi climatica.
Clima ed economia sono indubbiamente due parole che faticano a stare insieme ma fino ad ora ha sempre prevalso la seconda.
Che a Davos si sarebbe parlato di transizione climatica lo si era detto, ma quanto verrà fatto effettivamente? Quello è tutto un altro paio di maniche.

Gianluigi Gazerro

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