Università, nuova tragedia vecchi problemi. Il caso dell’ultima ragazza trovata senza vita nei bagni dell’università milanese IULM riapre il caldo dibattito sul sistema universitario italiano e sfonda un altra volta le porte a forti critiche per il così detto “sistema dell’eccellenza”.
Tra il 2021 ed il 2022 sono stati 4 gli studenti morti suicidi a causa di ansia e stress universitario. Una pressione che, nella società odierna, occupa a tempo indeterminato i pensieri degli studenti, accompagnandoli nel corso di tutta la fase formativa.
Sintonizzati sull’eccellenza, il mestiere degli studenti italiani é non deludere, così la scuola perde pian piano quello che è il suo obbiettivo originario, la formazione.
Paura é la parola chiave, paura dei professori, paura dell’ esame, paura dei genitori ma più in generale, paura di deludere. Come se si studiasse per tutti, tranne che per se stessi.
In una società in continua accelerazione, dove anticipare i tempi è diventato il nuovo modo di stare a tempo, c’è chi di fronte a questi tragici eventi riesce fermarsi un secondo per alzare la testa.
Mentre i collettivi delle varie università italiane continuano a portare il tema in cima alle agende politiche però, la classe dirigente si dimostra sempre più indifferente. Un silenzio che vale più di mille parole, che aiuta anzi a riflettere proprio sulle vere cause di questo triste fenomeno.
Quando il ministro dell’istruzione difende l’umiliazione giovanile ed al nome del ministero si aggiunge la nozione di “merito”, basta poco a capire che in questo momento, nel nostro paese, nuova e vecchia generazione tengono rotte divergenti.
Il rischio? Gli esperti parlano di generazioni sature, prive di forza e motovazione, consumate mentalmente e fisicamente da una competizione continua durata per anni.
La voce dei giovani, purtroppo, conferma queste ipotesi. Sempre più i problemi, sempre meno le soddisfazioni, e per quanto riguarda l’effettivo interesse per il proprio percorso di studi la storia non cambia.
A questo punto, alla luce della recente tragedia, i manifesti e gli striscioni chiedono ascolto. “Non si può morire di Università”.
Il dibattito resta aperto, ora più che mai, ma quando un voto finisce per valere di più della propria vita, il vero fallimento è del sistema.
Gianluigi Gazerro



