In un mondo sempre più a portata di click, immediatezza ed istantaneità la fanno da padrone anche nell’informazione. Ci affidiamo continuamente ai post “lampo” sui social network anziché ai libri. Crediamo agli spot distogliendo velocemente l’attenzione una volta captati gli “elementi chiave” del messaggio. Ci abbandoniamo ad una cultura low cost, quella promossa dai social, che ci priva di qualsiasi sacrificio intellettivo. Riponendo fiducia in contenuti già preconfezionati e pronti per l’uso. Che siano da considerarsi un passo in avanti o una repentina retromarcia del nostro ragionamento critico?
La libertà di informazione e la velocità con cui questa è resa reperibile sulle nuove piattaforme digitali, lascerebbe pensare ad un progresso non indifferente del nostro metodo di apprendimento. Accantonata quindi la strada della disinformazione, si presenta un nuovo nemico da battere: la semplificazione.
Una semplificazione che ci fornisce quotidianamente un’illusoria cultura sulle tematiche di cui velocemente leggiamo, impigrendoci dall’approfondire la materia e legittimandoci ad esprimere opinioni altrettanto concise e semplificate sui nostri profili.
Come direbbe Gabbani siamo quotidianamente “tutti tuttologi col web, Coca dei popoli, oppio dei poveri” correndo il rischio di uscire da questa informazione più o meno volutamente disinibiti e disorientati…
Maria Longobardi
