Censura ai romanzi di Dahl, tra inclusivitá e profitto

venerdì, 24 Febbraio 2023
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La nuova (e controversa) tendenza a censurare continua a farsi strada, tra polemiche e apprezzamenti, in una società che cerca di apparire sempre più inclusiva. Ma come stanno veramente le cose?

A finire nell’occhio del ciclone in questi giorni, sono i romanzi di Roald Dahl, autore del grande classico “La fabbrica di cioccolato”, opera controversa di un autore che ha sempre fatto discutere. Le accuse parlano di razzismo, antisemitismo e misoginia.

Parole come “brutto” e “grasso” messe al patibolo, sotto la lama della censura, da parte dell’editore britannico Puffin Books e della Roald Dahl Story Company. La ratio sarebbe quella di rendere più inclusivi romanzi appartenenti ad un’altra epoca, di conseguenza contaminati da espressioni inadatte alla sensibilità di oggi.

Se l’obiettivo della censura é reso evidente però, si nascondono meglio le vere intenzioni dell’operazione. Interessi di stampo civile o economico?

Il dubbio sorge spontaneo dal momento in cui una rivisitazione dei romanzi di Dahl, per quanto discutibile sul piano etico, porterebbe indubbiamente beneficio al mercato.

Restando il fatto che l’opinione pubblica sembra rigettare in massa la scelta degli editori; quello che si percepisce è un’incoerenza di fondo che giace tra il buonismo e l’aggressività dell’opera di censura, una dicotomia ricca di contrasti in superficie, forse fin troppo lineare nel profondo.

A questo punto della questione, il problema etico passa quindi dal capo di Roald Dahl, a quello delle case editrici che, sventolando la bandiera dell’inclusivitá, sembrano voler coprire il tentativo di prolungamento di un lucro fruttifero ed immortale.

Non sarebbe stato più efficiente limitare la circolazione o la pubblicità dei libri ai fini del rispetto verso le minoranze attaccate? Forse, come siamo sempre più abituati a vedere al giorno d’oggi, la narrazione dell’inclusivitá non é nulla più di una facciata e questo, solo un altro caso di moralità strumentalizzata al profitto.

Gianluigi Gazerro

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