Biden-Putin, come ti salvo un presidente

sabato, 25 Febbraio 2023
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È un venerdì sera, l’occasione perfetta per andare a cena fuori con vostra moglie, anche perché le vostre uscite romantiche sono diventate una rarità da quando avete ricevuto l’ultima promozione, ed il nuovo lavoro vi sottrae molto tempo ed energie.
Nulla di troppo inusuale, vero? Eppure, ad attendervi fuori dal ristorante, un discreto numero di fotografi e giornalisti che salutate con un cenno, per poi salire in macchina. Il veicolo che vi riporterà a casa, tuttavia, non è certamente convenzionale: una limousine blindata da 7 tonnellate, capace di resistere ad un eventuale attacco chimico e dotata di sportelli che pesano quanto quelli di un Boeing 757, in grado di proteggervi dai colpi di un RPJ.
Perché tutte queste misure? Perché siete il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden in compagnia di sua moglie Jill.
A dirla tutta la cena fuori è stata un diversivo, è servita a dimostrare ai media e al mondo che Biden è a Washington e che, dopo una piacevole serata a conclusione di una dura giornata di lavoro, è diretto alla Casa Bianca per godere di un po’ di meritato riposo… o almeno questo è quello che tutti pensano.
Sì perché, seppure solo una manciata di persone al mondo ne è a conoscenza, la sveglia del Presidente è puntata a notte fonda, dovrà infatti prendere un aereo in partenza alle 4.15 dalla Base Militare di Andrews. Per questa occasione non si è optato per l’eccessivamente appariscente “Air Force One” con il quale il Capo dello Stato viaggia di consueto, bensì per l’Air Force C-32, utilizzato abitualmente dal Vicepresidente o da altri funzionari dello Stato. Inutile dire che il transponder è stato disinserito, così che il volo non apparisse sui radar di possibili agenti antagonisti. Ad accompagnare il “Commander in Chief” solo 4 membri del suo staff di fiducia: il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il Vicecapo di Gabinetto, Il nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Bridget Brink, il suo vice ed una ristretta e selezionata equipe medica.
Per ragioni di sicurezza sono stati imbarcati solo 2 giornalisti, svegliati nel cuore della notte e ai quali sono stati sottratti i cellulari per garantire l’assoluta riservatezza dell’operazione.
L’aereo è atterrato alle prime luci dell’alba nella Base Nato di Rzeszòw, in Polonia, protetta da missili terra-aria Patriot, ma il viaggio era lungi dall’essere terminato.
Dalla Polonia l’entourage presidenziale ha preso un treno speciale della Ukraliznytsia (la compagnia ferroviaria ucraina) protetto durante la sua corsa da operatori dotati di missili antiaerei “Stinger”, la destinazione finale: Kiev.
Il convoglio è stato preceduto da un altro treno civetta che ha percorso la stessa tratta con mezz’ora di anticipo, così da evitare ogni possibile previsione riguardo la localizzazione del prezioso passeggero.
Durante tutta la fase di spostamento, aerei spia statunitensi dotati di radar sorvegliavano lo spazio aereo interessato per rilevare eventuali velivoli non autorizzati, il loro dispiegamento sarebbe risultato utile solo qualche ora più tardi.
Per evitare un possibile incidente dalle conseguenze imprevedibili, il Cremlino è stato avvisato della visita di Biden qualche ora prima della partenza.
Una volta giunto a Kiev, Biden è stato accolto dal Presidente Zelensky e dalla First Lady con i quali, tra i vari eventi che hanno segnato la mattinata, si è recato presso il Monastero di San Michele e l’attiguo monumento ai caduti della guerra nel centro della città, il tutto per una durata di circa 10 minuti. Durante questo breve, seppur significativo percorso, il lugubre suono dell’allarme aereo ha iniziato a suonare per via del rilevamento di un aereo russo MIG innalzatosi in volo da una base militare in Bielorussia.
Fortunatamente, l’allarme è rientrato poco dopo, per via dell’immediato atterraggio del velivolo in questione.
Si è trattato della prima visita di un Presidente americano ad un paese in Guerra nel quale l’esercito statunitense non fosse direttamente coinvolto. Questa visita dal grande significato politico ha reso necessaria un’odissea di 30 ore per il presidente ottantenne.
Non è tuttavia difficile immaginare che, tra gli uomini che hanno dovuto garantire la sicurezza dell’uomo più importante al mondo in uno scenario così rischioso, vi sia certamente chi ha dormito sonni ancor meno tranquilli dei suoi.

di Riccardo Sciarra

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