La produzione di energia e le sue difficoltà sono ormai divenuti argomenti all’ordine del giorno. Mai come in questo momento la transizione ecologica sembra insinuarsi tra le mura e i tetti delle nostre case, soprattutto tramite il fotovoltaico.
Abituati a concepire i pannelli solari solamente sopra ai tetti delle abitazioni ci dimentichiamo, a volte, dell’impatto ambientale che deriva dal loro posizionamento. E se ci fosse un altro modo innovativo per istallarli? Se esistesse un metodo per attenuarne i problemi di collocamento?
E’ proprio su questo punto che la start-app svizzera SunWays introduce una soluzione: situare i pannelli tra i binari dei treni. Un’invenzione semplice che non interferisce in alcun modo con la normale struttura di una ferrovia. Provvista di un sistema “antifurto” tramite una tecnologia che ne rende difficile la rimozione, ma non la manutenzione.
Ed è così che il fotovoltaico diviene uno strumento fondamentale per la realizzazione della transizione ecologica. Ma come si dimostra la fattibilità e la convenienza di questa idea?
Velocizzando le tempistiche d’istallazione e tutelando l’ambiente; i dati raccolti dimostrano che sono sufficienti poche ore per coprire un chilometro di ferrovia. La svolta su larga scala non è mai stata così vicina: nell’Unione Europea sono 262 mila i chilometri di ferrate che potrebbero, per la maggior parte, essere adatte al posizionamento dei pannelli.
In Svizzera è stato stimato, addirittura, che con questi pannelli si potrebbe produrre il 30% dell’energia necessaria per tutto il trasporto nazionale.
Ma se un cambiamento importante appare possibile, dove collochiamo tutto questo fotovoltaico, tutto questo eolico, tutte queste rinnovabili necessarie per effettuare una transizione energetica?
Ci sono altre alternative per posizionare i pannelli fotovoltaici e non creare problemi di impatto visivo, né ulteriori occupazioni di suolo?
Assolutamente sì! Partendo dal brevetto made in Italy delle tensiostrutture per garantire la convivenza positiva tra agricoltura e pannelli, passando alle idee (da concretizzare) di posizionare i pannelli fotovoltaici sui 450mila chilometri quadrati di bacini idrici artificiali a livello europeo, o sulle discariche nonostante l’instabilità del terreno.
Maria Longobardi



